La pandemia chiude le sagre: addio feste d’autunno

La pandemia chiude le sagre e feste d’autunno. Cancellati numerosi importanti eventi enogastronomici.

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Sagra (iStock)

Dopo la cancellazione di tutte le manifestazioni e degli eventi enogastronomici la scorsa primavera a causa del lockdown per la pandemia del nuovo coronavirus, anche la nuova ripresa dei contagi di questo autunno sta dando un duro colpo al settore al settore delle sagre e fiere. Quelle locali, infatti, sono state sospese dall’ultimo DPCM del premier Giuseppe Conte che lo scorso 18 ottobre ha introdotto nuove restrizioni, seppure tutto sommato blande, a causa dell’impennata della curva dei contagi.

Purtroppo mole manifestazioni storiche di autunno in giro per l’Italia, come sagre di paese e fiere locali dedicate alle primizie di stagione hanno dovuto chiudere o non potranno aprire. Questo nonostante molti eventi fossero già stati cancellati e rimandati al prossimo anno, mentre per quelli che erano stati mantenuti sono stati fatti enormi sforzi di organizzazione e ripensamento in osservanza di tutti i protocolli di sicurezza sanitaria. Non è servito purtroppo.

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La pandemia chiude le sagre d’autunno: eventi sospesi

Sarà un autunno senza sagre e feste di paese, senza gli stand gastronomici che propongono le specialità locali e i banchetti dei mercatini che offrono le primizie di stagione. Sicuramente un autunno più triste. La chiusura arriva proprio nel momento in cui il settore stava tentando di riprendersi dopo lunghi mesi di sospensione e quando finalmente in estate la situazione della pandemia sembrava nettamente migliorata.

Abbiamo appena fatto in tempo a segnalarvi le sagre dedicate ai funghi e alle castagne che il Coronavirus ha di nuovo spazzato via tutto. Si sono salvati giusto quegli eventi che si sono svolti a settembre e nella prima metà di ottobre.

Come emerge da un’analisi di Coldiretti/Ixè, pubblicata proprio a seguito delle nuove misure del Governo, la cancellazione delle sagre e feste d’autunno colpisce quasi 3 italiani su 4 (73%) che ogni anno partecipano a eventi enogastronomici e folkloristici. Eventi che vengono organizzati non solo per promuovere un territorio e i suoi prodotti anche anche per raccontare le bellezze della Penisola e le sue tradizioni.

L’importanza delle sagre in Italia

Soprattutto, lo stop alle sagre colpisce le comunità locali che ogni anno organizzano questi eventi che rappresentano fonti di guadagno importanti per l’economia di piccoli paesi spesso disabitati e con poche altre risorse al di fuori del turismo e dell’enogastronomia. Fortemente penalizzati, poi, sono anche i venditori ambulanti e gli operatori ambulanti del settore alimentare. Per loro, infatti, gli eventi enogastromici, i mercatini locali e le feste di paese sono un’importante fonte di reddito.

Infine anche i cittadini che acquistano prodotti tipici alle sagre vengono toccati nella loro spesa alimentare. Coldiretti stima una spesa complessiva annuale di 900 milioni di euro in acquisti di prodotti tipici locali alle sagre e fiere di paese. Il 92% delle produzioni tipiche, spiega Coldiretti, nasce nei piccoli borghi con meno di 5 mila abitanti, grazie all’impegno delle imprese agricole che conservano colture storiche, proteggono il territorio dal dissesto idrogeologico e contribuiscono a mantenere le tradizioni alimentari.

Insomma, per questo autunno gli italiani dovranno rinunciare a quel momento di convivialità, spensieratezza e di spesa di qualità che trovano alle sagre. Con grave danno economico, purtroppo, per i produttori, i commercianti e gli enti locali che organizzano e gestiscono questi eventi.

Il DPCM del 18 ottobre che ha sospeso tutte le sagre e fiere locali in Italia, tranne le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale, resterà in vigore fino al 13 novembre. In ogni caso, è altamente improbabile che le fiere e le sagre in programma dopo questa data si svolgano ugualmente, a causa del peggiorare dell’epidemia in Italia. Con un nuovo preoccupante balzo dei contagi.

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Sagra dei funghi porcini (Adobe Stock)