Omicidio Luca Sacchi, trovati zaino mazza da baseball e borsellino della fidanzata

Omicidio Luca Sacchi assassini
Omicidio Luca Sacchi chi sono gli assassini FOTO viagginews

L’omicidio Luca Sacchi presenta alcuni aspetti ancora poco chiari, le indagini intanto proseguono con gli investigatori che ritrovano zaino ed altri oggetti.

Nell’ambito dell’omicidio Luca Sacchi ha avuto luogo l’esame autoptico sul corpo del giovane. La causa della morte risultava ben chiara sin dall’arrivo di soccorsi medici e forze dell’ordine nel luogo dove il 24enne è stato ucciso, a Roma. Fatale un unico colpo di pistola ricevuto alla testa e che ha attraversato il capo dalla nuca alla fronte. Quel che andava stabilito nell’autopsia disposta nei giorni scorsi dalla Procura di Roma era se ci fossero tracce di droga nell’organismo di Luca. Ed ora l’avvocato Armida Decina, legale della famiglia Sacchi, afferma all’Agi che non è emerso nessun segno di presenza di sostanze stupefacenti. “L’autopsia ha escluso presenza di droga all’interno del suo corpo”. Per l’omicidio Luca Sacchi sono stati arrestati i giovani Paolo Pirino e Valerio Del Grosso, entrambi con precedenti penali legati a spaccio e violenza privata.

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Omicidio Luca Sacchi, nessuna traccia di droga nell’autopsia

A sparare sarebbe stato proprio Del Grosso. Intanto le indagini vanno avanti e gli inquirenti si stanno concentrando su Anastasiya Kylemnyk, fidanzata di Luca e che ha assistito al delitto. Le dichiarazioni della giovane mostrano incongruenze importanti rispetto alle riprese video effettuate dalle telecamere di sicurezza installate in zona. E cozzano anche con le dichiarazioni di alcuni testimoni. Un negoziante all’interno del cui esercizio commerciale la 25enne ucraina ha trovato riparto subito dopo l’omicidio riferisce infatti di non aver notato alcuna ferita alla testa della giovane. Cosa che invece la stessa Anastasiya aveva denunciato durante il suo interrogatorio. Si apprende che la famiglia di Luca Sacchi ha acconsentito all’espianto degli organi. Già lì non era emerso nulla di insolito nel suo organismo. Stesso esito fornito ora dall’autopsia.

Ritrovati anche la mazza da baseball ed un bossolo

Nel frattempo, seguendo le indicazioni di Valerio Del Grosso, gli investigatori hanno anche trovato lo zainetto di Anastasiya e non solo. Lo zaino era stato gettato nei pressi di una rampa di accesso del Grande Raccordo Anulare. In un parcheggio di via Ottaviano Conte di Palombara è riemerso il borsellino di Anastasia Kylemnyk con la sua patente ed un portatessere. Poi in via Conti di Rieti, all’interno di un tombino, ecco un bossolo esploso chiuso in un guanto di lattice blu annodato. Trovata anche la mazza da baseball nera in metallo utilizzata nell’aggressione prima che Luca finisse ammazzato. Mazza abbandonata in via Belmonte in Sabina, sempre nei pressi di uno degli svincoli del GRA.

“Lo Stato è vicino ai genitori che soffrono per i loro figli”

Luciana Lamorgese, ministro dell’Interno, sulle pagine de ‘Il Messaggero fa sapere: “Sappia qualsiasi cittadino e cittadina che si schiera dalla parte dello Stato, fino al punto da denunciare anche il proprio figlio, che non mancherà il mio impegno per assicurare loro il massimo appoggio e la vicinanza del ministero dell’Interno. Genitori che spesso in solitudine si trovano a dover compiere scelte difficili. Passi dolorosi e carichi di sofferenza per proteggere i propri figli, fino anche a costo di denunciarli se essi sono accusati di aver compiuto un reato. È successo a Roma dove una madre si è rivolta alla Polizia di Stato dopo l’omicidio di Luca Sacchi e prima a Siena quando, poche settimane fa, un’altra mamma ha avuto il coraggio di segnalare all’Arma dei Carabinieri i contenuti illegali rinvenuti nel telefonino del figlio minorenne coinvolto con molti altri giovanissimi in una chat.

Si tratta di casi sui quali sono in corso indagini della magistratura sui quali ritengo di dovermi astenere da commenti e considerazioni. Così come due anni fa, in Puglia, un’altra madre aveva segnalato alle forze di polizia i movimenti del figlio latitante per contribuire a mettere fine alla sua fuga. A questi genitori – ma non solo a loro, perché i casi di madri e padri che si rivolgono allo Stato spesso non arrivano sulle pagine di cronaca dei giornali – le istituzioni e la società civile dovrebbero saper assicurare protezione.  Solidarietà ed anche assistenza psicologica”.