Alberto Genovese, una delle vittime: “Gli voglio ancora bene”

A ‘Non è l’Arena’ Massimo Giletti raccoglie le confidenze di due ragazze che si dicono tra le vittime di Alberto Genovese. Parole sorprendenti.

Alberto Genovese vittime
Non è l’Arena parlano due presunte vittime di Alberto Genovese Foto dal web

Massimo Giletti a ‘Non è l’Arena‘ ha approfondito ulteriormente la vicenda di Alberto Genovese. L’informatico multimilionario grazie al percorso compiuto nel mondo delle startup, da novembre è recluso in carcere con l’accusa di avere compiuto diversi stupri ai danni di ragazze molto giovani che prendevano parte ai suoi party. Tutte feste a base di alcolici e di droga, tenute nel suo appartamento di Milano con vista sul Duomo o in località di vacanza all’estero.

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Assieme a Genovese risulta indagata per concorso anche la sua ultima compagna. A ‘Non è l’Arena’ parlano ora due ragazze che si dicono tra le vittime di Alberto Genovese. Hanno rispettivamente 20 e 22 anni e si ritiene che siano le ultime due giovani stuprate dal 43enne. Anche loro, così come già fatto da altre loro coetanee, confermano come fosse ingente la presenza di droga a quelle feste. “Alle quali prendevano parte molte persone”. Una di loro aveva presenziato al party in una villa con piscina ad Ibiza.

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Alberto Genovese, una delle ragazze dice: “Gli voglio ancora bene”

Da loro arrivano delle parole significative: “Non si percepiva alcun tipo di pericolo”. Dalla 20enne arriva anche un dettaglio scabroso. “Ho visto in che condizioni era un’altra giovanissima violentata. Non si reggeva in piedi, lo stesso era capitato a me. All’indomani abbiamo pianto assieme”. E poi: “Ho denunciato Alberto Genovese ma gli voglio ancora bene”.

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Intanto ai danni dell’imprenditore è in corso pure una ulteriore indagine che riguarda presunti reati di natura finanziaria. Si indaga in particolare su intestazione fittizia di beni, riciclaggio e frode. È intenzione degli inquirenti capire la natura dei fondi a disposizione di Genovese. In questo contesto circa trenta conti correnti e simili sono finiti al vaglio di chi conduce l’inchiesta. Ora si punta a presunti conti all’estero.