Disneyworld | 200 dipendenti italiani senza lavoro bloccati in USA

Tantissimi italiani che lavoravano a Disneyworld sono come prigionieri in Florida. Tornare nel nostro Paese è impossibile per aspetti logistici e costi.

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A Disneyworld tanti cittadini italiani non lavorano più e non possono tornare dalle nostre parti FOTO Getty Images

Brutte notizie per diversi italiani bloccati negli Stati Uniti, e nello specifico ad Orlando, in Florida. Si tratta di ben 200 lavoratori di Disneyworld tutti senza lavoro purtroppo a causa dell’emergenza Coronavirus che ha investito gli Stati Uniti. I quali sono diventati il primo paese al mondo per contagi.

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I nostri connazionali lavoravano ad Epcot, che è uno dei quattro parchi divertimenti che vanno a comporre Disneyworld. Ma la chiusura a tempo indeterminato della grossa attrazione turistica che richiama ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo ha rappresentato l’inizio di una vera e propria odissea per tutti loro, che adesso si ritrovano disoccupati e soprattutto lontanissimi da casa, essendo dall’altra parte del mondo. Gli italiani bloccati in Usa sono sottoposti a quarantena da circa due settimane negli alloggi loro destinati. In realtà tanto la Disney quanto le ditte che rispondono ad essa e che avevano in gestione le diverse aree tematiche del parco stanno dando il massimo aiuto possibile, con una settimana in più di stipendio pagata e l’essersi fatto carico di altre spese quali affitto ed assicurazione sanitaria.

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Disneyworld, impossibile tornare in Italia: distanza e costi sono proibitivi

L’apprensione per questa situazione di blocco totale è però grande ed in molti vorrebbero tornare in Italia. Una cosa praticamente impossibile sia per motivi logistici che economici. I soli voli che collegano gli Stati Uniti con il nostro Paese decollano da New York, che è molto distante dalla Florida. E poi c’è da mettere in conto una ulteriore spesa di 1800 dollari (oltre 1600 euro al cambio) per il biglietto. Il tutto poi con i voli assolutamente non garantiti. Andare in aeroporto con la prospettiva di dovere attendere anche qualche giorno prima di trovare il primo aereo utile, e restare esposti nel frattempo al rischio di contrarre il Coronavirus, è una triste quanto concreta possibilità.

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Si spera in un aiuto concreto da Farnesina ed imbasciata

I nostri connazionali parlano di una forte sottovalutazione negli Stati Uniti di quella che è la situazione legata alla pandemia in atto. Il tutto nonostante i numeri si siano fatti davvero molto preoccupanti. E purtroppo le spese per gli alloggi arrivano fino a questa settimana, poi saranno loro a doversene farne carico. Altrimenti rimarranno anche senza una casa. La Farnesina sta tenendo sotto osservazione la situazione, unitamente al consolato italiano a Miami. La speranza è che possa decollare un aereo da Roma che vada a prendere i nostri connazionali, come capitato con gli italiani bloccati a Wuhan a febbraio. Anche se in questo caso parliamo di circa 200 persone.

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