Elder Lee: i fight club a San Francisco e la costante ricerca dello scontro

Elder LeeCiò che emerge dalle testimonianze di amici e media sui comportamenti di Elder Lee a San Francisco è la figura di un ragazzo violento e irascibile: pare partecipasse a dei fight club e che cercasse di provocare liti per mettersi alla prova.

L’altro ieri è giunto in Italia Nathan Lee, padre di Finnegan Lee, il ragazzo accusato dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega. L’uomo si è diretto al carcere di Regina Coeli per vedere in che condizioni si trovasse il figlio, nel frattempo il suo legale ha spiegato che per il momento ci sono delle incertezze sulle ricostruzioni e che cercherà di vederci chiaro in questi giorni. Nel frattempo sono emerse le dichiarazioni della madre del ragazzo che lo descrive come un soggetto riflessivo e non incline alla violenza. La donna ha anche detto di non essersi mai accorta che facesse uso di droghe pesanti o di psicofarmaci (è stato trovato in possesso di Xanax).

Ciò che emerge dalle testimonianze di alcuni amici e compagni di scuola, la cui identità è rimasta celata per questioni di privacy, contrasta però con l’idea che i genitori hanno di lui. Pare infatti che Elder Lee avesse una doppia personalità: era il ragazzo gentile e disposto ad aiutare gli altri, quello apprezzato socialmente sia da ragazzi che ragazze, ma anche quello che cercava lo scontro fisico con i compagni di scuola e che si lanciava in corse sfrenate per San Francisco con l’auto.

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Elder Lee, i fight club a San Francisco

Come rivelato anche dallo zio Sean Elder, il diciannovenne americano era stato arrestato nel 2016 dopo una lite con un compagno di squadra. La scazzottata, però, non era partita da un’aggressione ma era piuttosto una sfida concordata: pare che i due ragazzi avessero deciso di battersi per scommessa e che l’incontro sia finito male. Secondo quanto confidato da alcuni coetanei di Elder Lee quell’incontro era solo l’ultimo di una serie di combattimenti di boxe a mani nude che il diciannovenne ed altri ragazzi erano soliti fare nel parco di San Francisco.

Insomma sembra che il presunto assassino di Mario Cerciello Rega, almeno secondo quanto riportato da ‘Il Messaggero’, si divertisse ad allenare le proprie skill di combattimento in veri e propri Fight Club. Pare inoltre che la sua ricerca dello scontro fisico non si limitasse ai combattimenti nel parco, ma che questo cercasse costantemente di provocare i coetanei a scuola per spingerli ad un confronto fisico.