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Inter – Napoli, la società nerazzurra agli ultras: “Non siete dei nostri”

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Inter Napoli giudice sportivo
(MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Inter – Napoli, la società nerazzurra dopo le violenze di ieri e gli insulti a Koulibaly vittima di cori razzisti agli ultras: “Non siete dei nostri”.

La partita tra Inter e Napoli, vinta dai nerazzurri per uno a zero, si è lasciata dietro degli strascichi polemici per quanto accaduto sugli spalti con i cori razzisti ai danni di Koulibaly. Sono arrivate nel pomeriggio le decisioni del giudice sportivo, relativamente a questo episodio. Purtroppo va registrato anche un epilogo tragico con la morte di un tifoso della squadra di casa, travolto da un van di supporter partenopei mentre partecipava alla guerriglia prima della partita intorno a San Siro.

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Il comunicato ufficiale dell’Inter dopo i fatti di ieri

Intanto, la società nerazzurra ha rilasciato una nota in cui prende una ferma posizione contro i tifosi coinvolti sia negli ululati razzisti che negli scontri contro i tifosi napoletani. Ecco il comunicato ufficiale dell’Inter di pochi minuti fa:

In relazione ai fatti accaduti durante la partita Inter-Napoli di ieri e alla conseguente decisione assunta dal giudice sportivo della Lega Nazionale di Serie A, il Club ribadisce che dal 9 marzo del 1908 Inter significa integrazione, accoglienza e futuro.

La storia di Milano è fatta di questo, di inclusione e di rispetto.

Assieme alla nostra città noi lottiamo da sempre per un futuro senza discriminazioni. Ci impegniamo nel territorio facendoci portavoce di questi valori che sono da sempre un vanto per il nostro Club.

L’Inter è presente in 29 paesi del mondo, dalla Cambogia alla Colombia, dove oltre diecimila bambini sono coinvolti nel progetto Inter Campus, che ha l’obiettivo di restituire loro il diritto al gioco in contesti delicati, attività la cui importanza è stata riconosciuta anche dall’ONU.

Da quando una notte di 110 anni fa i nostri fondatori hanno messo la firma su quello che sarebbe stato il nostro percorso, noi abbiamo detto no ad ogni forma di discriminazione.

Per questo ci sentiamo in dovere oggi, una volta di più, di affermare che chi non dovesse comprendere e accettare la nostra storia, questa storia, non è uno di noi.

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