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coste italiane a rischio scomparsa
Spiaggia di Valledoria, Sardegna (iStock)

Coste italiane a rischio scomparsa a causa dell’aumento del livello del mare provocato dal cambiamento climatico. Uno scenario apocalittico.

Tutti conosciamo già da tempo gli effetti del cambiamento climatico, non più rilevati solo dagli scienziati e dagli strumenti tecnici, ma riscontrabili ormai da tutti nella nostra realtà quotidiana, con il meteo impazzito, i nubifragi violenti, le bombe d’acqua, le grandinate distruttive e le trombe d’aria inattese, come la furia del maltempo che si è abbattuta in questi giorni su Milano e Moena. Il nostro clima temperato e mediterraneo si sta trasformando e sta diventando tropicale, con bruschi cambi del meteo, ondate di caldo bollente e acquazzoni improvvisi e torrenziali.

In più occasioni sono stati annunciati scenari apocalittici per il futuro, con l’innalzamento del livello dei mari e degli oceani a causa dello scioglimento dei ghiacci ai Poli, soprattutto al Polo Nord che rischia di scomparire. I cambiamenti climatici, con l’aumento delle temperature a livello globale, anche di un solo grado, possono sconvolgere il nostro clima e il nostro ambiente, con effetti devastanti.

Ora, uno scenario abbastanza definito di quello che potrà accadere in futuro all’Italia a causa del riscaldamento globale e dell’innalzamento dei mari lo ha prefigurato l’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). L’ente ha previsto la scomparsa di 5.500 kmq di coste italiane entro il 2100.

La Laguna di Venezia con l’isola di San Giorgio Maggiore (iStock)

Coste italiane a rischio scomparsa per l’innalzamento del mare

A causa dei cambiamenti climatici l’Italia rischia di perdere in futuro centinaia di chilometri quadrati di coste, che verranno inondate dall’innalzamento del Mar Mediterraneo. Molte spiagge bellissime scompariranno per sempre e i paesaggi di alcune zone costiere saranno letteralmente stravolti. È l’infausta previsione dell’Enea sulla base di nuovi dati relativi all’innalzamento del Mediterraneo a causa dei cambiamenti climatici.

Il livello medio degli oceani negli ultimi 200 anni è aumentato a ritmi più veloci rispetto agli ultimi 3mila anni, con un’accelerazione allarmante pari a 3,4 mm all’anno anno solo negli ultimi due decenni. Se questa tendenza non verrà subito invertita, la conseguenza è che l’aumento del livello del mare modificherà in modo drastico e irreversibile la morfologia del territorio costiero italiano entro il 2100. Sembra un periodo lungo, ma non lo è.

L’allarme è stato lanciato dagli esperti dell’Enea che hanno individuato sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione, oltre a quelle già indicate in passato, facendo salire a venti le aree costiere italiane in pericolo a causa dei cambiamenti climatici.

Le sette aree costiere italiane a rischio inondazione in futuro sono:

  • Pescara,
  • Martinsicuro (Teramo e la foce del Tronto),
  • Fossacesia (Chieti),
  • Lesina (Foggia),
  • Granelli (Siracusa),
  • Valledoria (Sassari),
  • Marina di Campo sull’Isola d’Elba.

Dunque quattro zone sull’Adriatico, tre in Abruzzo e una Puglia, e tre sulle isole: Sicilia, Sardegna e Elba. In queste zone si prevede un arretramento delle spiagge e delle aree agricole a causa dell’innalzamento del mare.

Fossacesia, Costa dei Trabocchi (Catherine Wilson, CC BY 2.0, Wikicommons)

Le altre aree a rischio inondazione, già individuate dall’Enea sono:

  • la costa di Trieste,
  • l’area di Venezia,
  • la costa di Ravenna,
  • il Golfo di Taranto,
  • la piana di Oristano,
  • l’area di Cagliari,
  • la Versilia,
  • Fiumicino
  • la zona dell’Agro pontino e di Fondi,
  • il Volturno,
  • la piana del Sele,
  • l’area di Catania,
  • le Isole Eolie.

Pensare che tutte queste zone verranno sommerse dal mare fa un certo effetto. Ci sembra impossibile, ma il clima è già cambiato e occorre intervenire subito.

Isole Eolie, Sicilia (iStock)

Per calcolare l’aumento del livello del mare finora sono stati utilizzati i dati dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, la maggiore istituzione mondiale per il clima), che stimano l’innalzamento globale dei mari fino a quasi 1 metro al 2100. Questi dati, tuttavia, non tengono conto dei dettagli a livello regionale, sottolineano gli esperti dell’Enea, per questo l’ente sta realizzando un proprio modello di calcolo. Il modello dell’Enea tiene conto di diversi fattori: la fusione dei ghiacci terrestri, principalmente da Groenlandia e Antartide, l’espansione termica dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del Pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e delle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia.

Il climatologo Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’Enea, spiega che il Mediterraneo “ha caratteristiche del tutto particolari: prima di tutto assomiglia più a un lago che a un mare, in quanto bacino semichiuso ‘alimentato’ principalmente dall’Oceano Atlantico, attraverso le Stretto di Gibilterra, ma anche dal Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Questo travaso di acque avviene perché l’Atlantico è più alto di 20 cm e il Mar Nero di 50 cm rispetto al Mediterraneo, il cui livello è comunque stimato in crescita nei prossimi anni per l’aumento delle temperature”.

I dati con le mappe aggiornate sul rischio di allagamento di nuove aree costiere italiane sono stati presentati a Roma al vertice sul su cambiamenti climatici e variazione del livello del Mediterraneo, organizzato dall’Enea, a cui partecipano esperti italiani e internazionali, tra cui il ministero dell’Ambiente, il Mit di Boston, il Cnr, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), il Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici). Al convegno è stato presentato il nuovo modello climatico su cui Enea sta lavorando in collaborazione col Mit, e che integra, grazie al supercalcolatore Cresco6 dell’Enea, dati oceanografici, geologici e geofisici per ottenere previsioni più dettagliate e a breve termine sull’innalzamento del Mar Mediterraneo.

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