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Terremoto Muccia
Terremoto Muccia: la Scala Mercalli

Il terremoto a Muccia di stanotte ha fatto tornare la paura: cosa è accaduto, la sequenza sismica, le previsioni degli esperti.

La sequenza sismica che in queste ultime settimane ha interessato l’Alto Maceratese ha avuto il suo picco massimo stamattina all’alba, quando una scossa di magnitudo 4.6 ha fatto ripiombare nell’incubo e nella paura la popolazione dell’area. L’epicentro ad appena due km da Muccia, l’ipocentro a 9 chilometri di profondità. La scossa è avvenuta alle 5.11 di stamattina. Tra i danni più gravi, lo ricordiamo, il crollo del campanile del ‘600 di Santa Maria di Varano a Muccia, ma tantissime case sono state dichiarate inagibili. Inoltre, danni sono stati registrati nelle nuove SAE, consegnate da appena qualche settimana. Si tratta della scossa più forte di una sequenza sismica che ha colpito l’area.

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Cosa è accaduto a Muccia: il terremoto del 10 aprile 2018

L’Ingv, a proposito della scossa di stanotte, chiarisce che è da collocarsi nell’area della sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 con l’evento di magnitudo 6 avvenuto nei pressi di Amatrice e Accumoli. Quell’evento tragico ha provocato 299 morti e oltre trecento feriti. La scossa più forte di questa sequenza è quella del 30 ottobre 2016 di magnitudo 6.5. Alla scossa principale, di magnitudo 4.6, ne sono seguite una trentina di magnitudo superiore a due, delle quali due, registrate alle 5.46 e alle 6.03, di magnitudo 3.5, inoltre un’altra scossa di magnitudo 3.5 è stata registrata a tre km da Ocre, nell’aquilano. Ingv precisa che la sequenza sismica “si è gradualmente sviluppata interessando un’ampia fascia dell’Appennino centrale, un’area di circa 1200 km2, estesa per circa 80 km in direzione NNW-SSE e larga circa 15-20 km, dalla provincia di Macerata, nelle Marche, alla provincia dell’Aquila, in Abruzzo”.

La zona che in questi giorni è maggiormente interessata da questi eventi sismici è quella che si è attivata con le scosse del 26-30 ottobre 2016. Il fenomeno è a oggi in graduale aumento: se a fine 2017 si contavano circa 30-40 scosse al giorno, queste hanno superato il numero delle 100 giornaliere a marzo per arrivare a 140 scosse al giorno nei primi giorni di aprile, fino appunto a quello che è avvenuto stanotte, che rappresenta “un incremento di energia rilasciata rispetto agli ultimi due mesi di sequenza”. La scossa ha interessato una zona molto ampia, in particolare quella a nord-est dell’epicentro, nelle province di Macerata, Ancona, Pesaro, in Umbria, nel Lazio. L’intensità a Roma e dintorni è stata pari al III grado della Scala Mercalli, ovvero è stata avvertita da poche persone, che hanno potuto notare ad esempio oscillare oggetti appesi o vibrazioni simili a quelle di un’auto che passa.

La sequenza sismica del terremoto di Muccia

Sempre Ingv ci aiuta a descrivere la sequenza sismica che si è sviluppata negli ultimi 30 giorni nella zona a sud di Camerino, in provincia di Macerata. Si tratta di un’area che in questo anno e mezzo non è stata interessata dalle scosse di magnitudo superiore a 5, che invece hanno avuto il loro epicentro, nell’ordine, tra Accumoli e Amatrice, tra Castelsantangelo sul Nera e Visso, nella zona di Norcia e in quella di Montereale. In quest’area, però, come dimostrano le mappe aggiornate al 6 aprile, c’è stata un’altissima concentrazione di scosse, con terremoti che hanno raggiunto valori di magnitudo pari a 4.0 il 4 aprile alle ore 4.19 italiane, per poi arrivare alla scossa di magnitudo 4.6 di stanotte. Sono particolarmente interessati i comuni di Muccia, Pieve Torina, Pievebovigliana, che si trovano nel settore più settentrionale del sistema di faglie attivato nel 2016. Questa la situazione attuale ed è difficile fare previsioni riguardo al futuro: un terremoto, va sempre ricordato, è un fenomeno imprevedibile e l’Italia è un Paese a rischio sismico elevato.

Le previsioni dopo la scossa di terremoto di Muccia

A questo proposito, già nei giorni scorsi, il geologo dell’Università di Camerino e sindaco di Camporotondo di Fiastrone, Emanuele Tondi, aveva in qualche modo rassicurato: “La sequenza sismica potrà dirsi terminata nel momento in cui la sismicità dell’area tornerà ai livelli precedenti il 24 Agosto 2016. Nell’ambito delle sequenze sismiche, gli aftershocks più forti possono arrivare fino ad una magnitudo di un grado minore dell’evento principale. Eventualità sempre più improbabile (ma non impossibile) con il passare del tempo”. In un’intervista rilasciata al nostro portale, la sismologa Concetta Nostro, del Centro Nazionale Terremoti, ha sottolineato proprio l’imprevedibilità dell’evento sismico: “I terremoti di forte entità avvengono dentro o fuori da una sequenza. La sola sequenza non è un indicatore di quello che avverrà, non possiamo escludere quindi che avverrà un sisma di forte magnitudo, né il contrario”.

L’intervista integrale alla sismologa, leggi qui –>

A cura di Gabriele Mastroleo