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Terremoto a Muccia, trema ancora la provincia di Macerata con nuove scosse dopo quella forte di ieri di 4 gradi della Scala Richter. 

Terremoto Muccia
(Websource)

Non c’è pace per gli abitanti di Muccia in provincia di Macerata. Ieri era stato registrato un sisma di 4.0 gradi della Scala Richter e nelle ore seguenti compresa la giornata di oggi ci sono state altre scosse di cui alcune sopra ai 3 gradi e avvertite distintamente dalla popolazione.

Terremoto a Muccia, avvertito in tutta la provincia di Macerata

Dopo la forte scossa di ieri notte registrata con epicentro a Col di Giove tra Muccia e Pievetorina, si sono susseguite numerose scosse di assestamento intorno ai 2 gradi. La paura è tornata quando in serata alle 20.41 si è registrata un’altra scossa di 3.6 gradi della scala Richter. Poi dopo diverse altre scosse di magnitudo inferiore stamattina intorno alle 10 la terra ha tremato nuovamente con una scossa di 3.0 gradi. La popolazione è in forte allarme, molte persone sono scese per strada perché temono il peggio.

Terremoto in centro Italia, la parola agli esperti

Emanuele Tondi, geologo dell’Univeristà di Camerino, ha spiegato l’evento sismico in atto con queste parole attraverso il suo profilo Facebook ufficiale: “Data la sua localizzazione, può essere considerato un aftershock relativo ai forti terremoti di fine Ottobre 2016. Questo avviene perché gli sforzi tettonici sono maggiori alle terminazioni delle faglie, sia in condizioni statiche, quando stanno “ferme”, che dinamiche, quando si attivano generando terremoti. La sequenza sismica potrà dirsi terminata nel momento in cui la sismicità dell’area tornerà ai livelli precedenti il 24 Agosto 2016. Nell’ambito delle sequenze sismiche, gli aftershocks più forti possono arrivare fino ad una magnitudo di un grado minore dell’evento principale. Eventualità sempre più improbabile (ma non impossibile) con il passare del tempo. Non sappiamo quando, ma i terremoti avvengono sempre nelle stesse zone e con caratteristiche simili. Quindi, per stare sicuri e tranquilli occorre abitare e/o frequentare edifici non vulnerabili rispetto alla sismicità dell’area in cui si trovano”.

A cura di Francesco Baglio