Don Giulio Mignani, chi è il prete di Bonassola: la sua storia personale

Don Giulio Mignani è noto alle cronache come il prete che vuole benedire le coppie omosessuali. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui. 

Don Giulio Mignani è il parroco di Bonassola (La Spezia) che è salito alla ribalta della cronaca per essersi rifiutato di benedire le palme dal momento che la Chiesa non benedirà le unioni fra persone omosessuali. Conosciamolo più da vicino.

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L’identikit di Don Giulio Mignani

La storia di Don Giulio Mignani comincia alla Spezia. E’ quella di un ragazzo che aveva tutto – amore, istruzione, una moto di grossa cilindrata, un’automobile fuoristrada all’ultimo grido, una barca a vela, varie paia di sci, un posto in banca e la prospettiva di una carriera importante – e all’improvviso ha capito di non essere soddisfatto della sua vita, per cui decide di vendere tutti i suoi beni e dedicarsi agli altri facendo il prete.

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Don Giulio Mignani è figlio del professor Ermenegildo Mignani, primario del reparto Malattie Infettive presso l’ospedale Sant’Andrea, fondatore del primo reparto italiano per la cura dell’Aids, autore di innumerevoli pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. La mamma si chiama invece Mari ed è una donna che ha cresciuto con cura e dedizione i suoi due figli.

L’infanzia di Giulio è stata segnata dai racconti del papà, per anni impegnato ad assistere i malati di Aids, quasi tutti omosessuali che si vergognavano ad andare in ambulatorio e chiedevano di essere visitati a domicilio. E’ stato proprio suo padre a fargli capire che tutti hanno il diritto di vivere secondo il proprio orientamento e che la malattia non è mai una colpa.

Giulio, formatosi nella Chiesa francese, dove i preti vestono sempre in borghese e sono senz’altro di più ampie vedute, era partito alla grande come segretario del vescovo. Complice la sua intemperanza alle regole, tuttavia, è stato consegnato al popolo delle parrocchie minori. “La Chiesa ha benedetto di tutto, persino le armi e adesso diciamo no all’amore” dice il Don, oggi 50enne. Il dibattito resta aperto.

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