Treccani, sessismo e stereotipi verso le donne: cosa succede

La Treccani si è resa protagonista di uno dei momenti più bassi della cultura italiana. Sessismo e stereotipi caratterizzano la parola donna. 

La versione online della dell’Enciclopedia Italiana Treccani propone dei sinonimi raccapriccianti per la parola “donna”. Termini intrisi di sessismo, stereotipi e disparità di genere. Un fatto che non può e non deve essere sottovalutato in una società nella quale le donne sono ancora fortemente penalizzate.

E’ stata proprio la presenza di questi epiteti ed eufemismi a spingere diverse donne a scrivere una lettera aperta alla Treccani, forti della volontà di far eliminare quei riferimenti beceri. Laura Boldrini, Michela Murgia, Imma Battaglia, Alessandra Kustermann, Alessandra Perrazzelli e Maria Beatrice Giovanardi. Queste sono solo alcune delle firmatarie della lettera che si sono alzate in piede e non hanno accettato l’ennesimo gesto di disparità contro le donne.

Treccani: orrore tra definizioni sessiste e disparità di genere

“Lo sapevi che la versione della Treccani online indica nel dizionario dei sinonimi, in riferimento alla parola “donna“, eufemismi come “buona donna” e sue declinazioni come “puttana”, “cagna”, “zoccola”, “bagascia“, e varie espressioni tra cui “serva“?”. E’ con queste parole che inizia la lettere che è stata mandata alla Treccani ma che sembra essere rimasta inascoltata.

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Nonostante le prove concrete, l’enciclopedia è rimasta sorda alle richieste. Le espressioni sessiste e dispregiative si susseguono in quella che somiglia poco a una definizione e più a una lunga lista di insulti. “Baldracca“, “cortigiana”, “donnaccia”, “donnina allegra”, “malafemmina”, “meretrice“, “mignotta”, “vacca” sono solo alcune delle espressioni proposte.

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Nella missiva viene fatto anche notare come parole simili siano totalmente assenti sotto la voce “uomo”. Una vera e propria incongruenza che anche agli occhi di molti non trova spiegazione logica. Perché è stato inserito il termine “zoccola” e non quello di “orco”?

Questi epiteti non sono solo offensivi ma “rinforzano gli stereotipi negativi e misogini che oggettificano e presentano la donna come essere inferiore”. Il linguaggio e la sua performatività sono molto potenti. Continuare a diffondere determinati termini è pericoloso. “Pericoloso poiché il linguaggio plasma la realtà ed influenza il modo in cui le donne sono percepite e trattate”.

Le firmatarie della lettera e tutte coloro che ogni giorno lottano per essere libere di autorappresentarsi e autodeterminarsi combattono contro l’imposizione del “pensiero afono” a cui  le donne erano state relegate per molto tempo. Un tipo di pensiero che le vuole riflessive, ma in silenzio come ha spiegato Michela Murgia nel libro “Stai Zitta”.

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In tutta questa discussioni la Treccani ha risposto aggiungendo una nota al termine dell’elenco di sinonimi. “In numerose espressioni consolidate nell’uso si riflette un marchio misogino che, attraverso la lingua, una cultura plurisecolare maschilista, penetrata nel senso comune, ha impresso sulla concezione di donna. Il dizionario, registrando a scopo di documentazione, anche tali forme ed espressioni, in quanto circolanti nella lingua parlata odierna o attestate nella tradizione letteraria, ne sottolinea sempre, congiuntamente, la caratterizzazione negativa o offensiva”.

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Queste le parole della Treccani che riconosce la valenza negativa delle parole ma in sostanza dice di non volerle rimuovere. Lo “scopo di documentazione” però non basta a giustificare la permanenza di termini offensivi che continuano a descrivere la donna come inferiore, incapace di autodeterminarsi e che è additata con termini negativi se ha diversi partner.

La risposta dell’enciclopedia lascia l’amaro in bocca, proponendo definizioni poco coerenti con il ruolo della donna nella società odierna. Termini che andranno a rafforzare una misoginia dilagante che si concretizza nei numerosi femminicidi e violenze contro le donne.