Il commissario Ricciardi, com’era davvero la vita negli anni ’30 in Italia

Il commissario Ricciardi è una serie televisiva ambientata nella Napoli degli anni ’30, in pieno regime fascista. Tutt’un altro mondo rispetto ad oggi… 

Il commissario Ricciardi è una serie tv a metà strada tra poliziesco, mistery e melò che riporta il telespettatore nei suggestivi e complessi anni ’30, in una Napoli misteriosa, affascinante e a tratti oscura, riflesso di un’Italia che avrebbe conosciuto presto gli orrori della guerra dei quali già si percepiscono le inquietanti avvisaglie.

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Il Belpaese del Commissario Ricciardi

Il panorama degli anni ’30 in Italia si apre sullo sfondo di una crisi economica mondiale, la Grande Depressione, il cui inizio, al culmine di una serie di eventi maturati durante il decennio precedente, risale al crollo della borsa valori newyorkese di Wall Street il 29 ottobre del 1929.

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Pur subendo ripercussioni meno gravi rispetto agli altri Paesi europei, l’economia italiana, già segnata dall’alto debito pubblico accumulato durante la Prima guerra mondiale e da un cambio della lira sopravalutato, deve anche far fronte a una diminuzione della produttività, soprattutto industriale, e a un aumento della disoccupazione.

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La risposta del regime fascista a questo stato di cose è di stampo nazionalista-interventista. E’ in un clima siffatto che il fascismo va consolidandosi, raggiungendo livelli di consenso altissimi, grazie a un uso accorto della propaganda, che sfrutta gli interventi a sostegno dell’economia e della popolazione per cementare l’immagine di Mussolini come difensore dell’unità nazionale e padre della patria.

Il regime non si limitò a soffocare le voci di dissenso: occorreva anche alimentare nella popolazione i miti dell’ideologia fascista: l’idea di patria, il dovere di “credere, obbedire e combattere”, l’identificazione con il “Duce”, il culto della romanità, la celebrazione dei riti e delle adunate, l’esaltazione della gioventù, il ruolo tradizionale e subalterno della donna…