Report | ‘Pressioni politiche sulle discoteche aperte in Sardegna’

Le discoteche rimaste aperte in Sardegna nonostante l’epidemia in atto sarebbero frutto di “pressioni politiche”. Lo rivela la trasmissione ‘Report’.

Report discoteche aperte Sardegna
Inchiesta Report discoteche aperte Sardegna Foto dal web

Da ‘Report‘ parte l’incipit per una inchiesta che riguarda le discoteche aperte in Sardegna nel corso della scorsa estate. Ad occuparsene è la Procura di Cagliari, che ha appreso significative informazioni e ha raccolto abbastanza materiale per potere procedere con una indagine ufficiale proprio grazie a quanto contenuto in un servizio mostrato dalla trasmissione giornalistica di Rai 3.

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Si parla di responsabilità precise dietro a questa controversa decisione, che già ai tempi aveva fatto storcere il naso ad alcuni. Si sapeva che le discoteche avrebbero portato al sorgere di svariati e corposi – quanto pericolosi – assembramenti. Non a caso da lì in poi i contagi sono andati via via sempre più aumentando. E la Sardegna in particolare, che fino a quel momento era risultata solo marginalmente interessata dalla pandemia, si è ritrovata a fare i conti con un numero di nuovi infetti costantemente molto più alto. Poi da dopo l’estate, la seconda ondata della pandemia ha preso piede in tutta Italia anche a causa di quanto successo nei luoghi di divertimento. Chi è andato in vacanza ha contribuito a disseminare il virus sia nei posti visitati che una volta tornato a casa.

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Report: “Pressioni per favorire i gestori delle discoteche”

 

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Con oltre 17.000 decessi su una popolazione di 10 milioni di abitanti la #Lombardia è una delle aree del mondo in cui il nuovo #coronavirus ha ucciso di più. Anche a causa di questo triste primato l’Italia rimane ancora oggi uno dei paesi d’Europa con più morti in relazione al numero di abitanti. Abbiamo ricostruito con dati e documenti inediti la catena di eventi ed errori che hanno contribuito a generare questa situazione. Oggi nel pieno della seconda ondata di #Covid19, possiamo chiederci se abbiamo imparato da quanto accaduto a febbraio e marzo scorsi.

 

La #Sardegna ad agosto è stata al centro di un ampio dibattito politico dopo che il presidente Solinas aveva chiuso e poi riaperto le discoteche in seguito a un’impennata di contagi provenienti dai locali notturni. #Report ha ricostruito le pressioni e i condizionamenti che hanno agito sottotraccia e che hanno indotto la politica a correre seri rischi nella gestione dei contagi. E infine, come si sono comportati i paesi d’Europa in cui i contagi e i decessi si sono mantenuti bassi durante la prima ondata di Coronavirus? #Rai3 @instarai3

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L’inchiesta può toccare i politici locali

E questo ha favorito anche la messa in pratica di atteggiamenti imprudenti. Ora gli inquirenti e la Procura vogliono effettivamente capire se il quadro appena descritto sia da imputare a determinati personaggi. Cosa che appare comunque alquanto certa. Lo stesso Sigfrido Ranucci a ‘Italia sotto Inchiesta’ su Rai Radio 1 nel pomeriggio di ieri aveva svelato una anticipazione di quello che sarebbe stato il servizio di ‘Report’ poi andato in onda nella serata di lunedì 10 novembre 2020. Qual è il ruolo della Regione Sardegna in tutto questo? Sapeva dei rischi ma ha permesso comunque a discoteche e locali di operare in tutta normalità? Ecco che report parla di “forti pressioni e di condizionamenti alla politica per ottenere le suddette aperture”. Si parla anche di un fantomatico documento del Comitato tecnico scientifico che avrebbe espresso parere positivo alla scelta del governatore Christian Solinas di consentire le riaperture.

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L’ammissione di un consigliere regionale: “C’erano penali molto salate”

Ma tanto esponenti della maggioranza che della opposizione fanno sapere di non avere mai preso visione dell’atto degli esperti sanitari a sostegno della riapertura. L’ipotesi è che invece tale documento non esista e che alcuni politici abbiano deliberatamente ignorato le raccomandazioni degli esperti della comunità medica-scientifica. Angelo Cocciu, capogruppo Forza Italia in consiglio regionale Sardegna, afferma quanto segue. “Eravamo a conoscenza dell’aumento costante dei contagi ma abbiamo voluto rischiare. I proprietari ed i gestori delle discoteche avevano stipulato dei contratti ricchissimi con dei famosi dj. In caso di annullamento e di mancate esibizioni, avrebbero dovuto versare delle penali molto pesanti alle star ingaggiate”.

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