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Coronavirus | Niccolò | “Tornerò in Cina, terribile vivere in biocontenimento”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:45
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L’emergenza Coronavirus e Niccolò: il 17enne italiano non era partito con i nostri connazionali da Wuhan: “Ho passato due settimane del tutto isolato”.

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Parla il giovane Niccolò riguardo alla emergenza Coronavirus vissuta in Cina FOTO viagginews

Niccolò è finalmente rientrato in Italia, dopo diversi giorni di attesa. Questo 17enne era stato colpito da febbre, e si è temuto che potesse essere Coronavirus. Il giovane si trovava in Cina per uno scambio culturale ed era stato a Wuhan per festeggiare il Capodanno cinese.

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Cosa poi non avvenuta in quanto le autorità locali hanno annullato qualsiasi celebrazione a causa del persistere dell’emergenza sanitaria. Gli oltre 1300 morti e più di 60mila contagi si riscontrano proprio in cina per quasi il 100% dei casi. Niccolò doveva far parte della comitiva di quasi 60 italiani che dall’Asia avrebbero dovuto fare ritorno in Italia circa due settimane fa. In aeroporto ai controlli, Niccolò aveva riportato uno stato febbroso di 38,2°, cosa che aveva fatto scattare l’allarme e gli aveva impedito di rimpatriare. Ci sono volute due settimane di isolamento in Cina. Proprio lui, ora che è tornato in Italia, parla della situazione vissuta al ‘Corriere della Sera’. “Mi era stato detto che non era possibile prendermi a bordo. La dottoressa Sara Platto, che vive a Wuhan da 7 anni, si è presa cura di me grazie anche ad una vera e propria rete di protezione messa in piedi per me”.

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Coronavirus, Niccolò: “Voglio tornare in Cina per ringraziare le persone che mi hanno aiutato”

“Di mattina ero andato in ospedale per fare le analisi da Coronavirus. Poi sono stato in albergo a Wuhan. Ero negativo al virus ma sono rimasto rinchiuso lì per tutto il tempo. Ho stretto amicizia con Tian, un volontario che mi ha accudito con tanta gentilezza. Quando ho visto tutti gli altri italiani partire l’ho interpretata come una lezione di vita. Sapevo di non essere solo e di ricevere l’aiuto di tante persone. Però la seconda volta che mi hanno misurato la febbre ho avuto uno scatto di nervi. Non mi sentivo affatto ammalato. Questa volta però c’era proprio Tian ad aspettarmi”. Il giovane si trovava da agosto in Cina, nella provincia di Heilongjiang, ospite di una famiglia del posto. “A gennaio siamo andati nello Hubei a trovare i nonni della coppia con cui vivevo, in un villaggio rurale di una cinquantina di case”. Proprio lì Niccolò potrebbe essersi ammalato con la febbre. “Non capita tutti i giorni di essere trasportato in biocontenimento. Sperco comunque di potere fare ritorno in Cina per studio. “Mi auguro che l’emergenza Coronavirus possa passare presto. Voglio andare a trovare tutti quelli che mi hanno aiutato e ringraziarli di persona”.

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