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Leonardo, il bimbo massacrato a Novara: i genitori avevano le foto choc sul cellulare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:47
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Leonardo, il bimbo massacrato a Novara: i genitori avevano le foto choc sul cellulare. Svolta nelle indagini sulla morte del piccolo. Sui telefonini di Gaia Russo e Nicolas Musi le foto rivelano la verità.

Sono trascorsi solo due mesi da quel tragico giorno di maggio nel quale perse la vita a Novara il piccolo Leonardo. Per la morte del bambino di appena venti mesi furono accusati i genitori che avrebbero riempito il bambino di botte, provocandone così il decesso. In particolar modo sarebbe stato fatale un colpo talmente violento da far esplodere il fegato del piccolo. Proprio oggi emergono però sulla vicenda dei particolari portati alla luce dalle indagini che si stanno svolgendo sul caso.

Leonardo, il bimbo massacrato a Novara: le fotografie sui cellulari dei genitori rivelano la verità

Come riportato su Repubblica.it infatti sarebbe possibile avvalorare l’ipotesi che le violenze condotte sul piccolo fossero continue e andassero avanti da diverso tempo. Quello che successe non fu dunque un episodio isolato. A rivelarlo sarebbe un particolare agghiacciante. Ovvero il ritrovamento sui cellulari della madre del bimbo, Gaia Russo e del suo compagno e patrigno Nicholas Musi di alcune fotografie che ritraggono i lividi sul volto di Leonardo e i segni delle violenze ricevute. Nelle fotografie che ritraggono il bimbo, si mostrano i tratti della violenza subita, come gli occhi neri, i lividi, che appaiono sul corpicino mentre il bimbo si trova in normali contesti di vita quotidiana, come può essere quello di mangiare un gelato o giocare con le sue macchinine. Tale ipotesi confermerebbe dunque ciò che già in un primo momento avevano sostenuto i medici dell’ospedale di Novara, i quali analizzando il piccolo corpo avevano compreso che l’episodio di violenza che lo aveva condotto alla morte non era stato purtroppo su di lui un caso isolato. I due si trovano attualmente in stato di arresto ma Gaia è stata condotta in una struttura protetta poiché la donna è incinta del suo secondo figlio.

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