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Scandalo bambini di Bibbiano, la storia nasce dai quattro suicidi di Sagliano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:43
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La nota opinionista Selvaggia Lucarelli ha raccontato la storia di Sagliano collegandola allo scandalo degli affidi dei bambini di Bibbiano. 

Sagliano

Non si è ancora spento l’eco per lo scandalo degli affidi di Bibbiano, che solo settimana scorsa è venuto a galla ufficialmente con le 18 misure cautelari nei confronti di politici, medici, assistenti sociali e liberi professionisti. Tra gli indagati, c’è anche Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano. Al centro della vicenda ci sarebbe un perverso meccanismo di “lavaggio del cervello” effettuato sui bambini per manipolare gli affidi per tornaconto personale. Una storia destinata ad avere delle pesantissime ripercussioni – e guai se non fosse così – nei mesi a venire e che qualcuno ha già collegato ad altri episodi simili avvenuti in passato, recente o meno.

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Scandalo Bibbiano, la storia da brividi di Selvaggia Lucarelli: “Il caso zero e i 4 suicidi di Sagliano”

L’ultimo tuffo nel passato è stato compiuto da Selvaggia Lucarelli. La nota opinionista si è occupata della vicenda sulle pagine de Il Fatto, ricordando e ricostruendo quello che lei stesso definisce come “il caso zero che lega il centro Hansel e Gretel e i casi di ‘Veleno’ e oggi Bibbiano”, ovvero il caso Sagliano, in provincia di Biella. “Il 5 giugno del 1996, a Sagliano Micca, provincia di Biella, si suicidarono quattro persone. Insieme, dopo aver lasciato delle lettere d’addio, scesero nel garage di casa, entrarono in una Fiat Uno verde, mandarono giù qualche pasticca di sonnifero e respirarono il gas di scarico fino a morire – scrive la giornalista – Erano Alba Rigolone (66 anni), suo marito Attilio Ferraro (68 anni), i loro due figli Maria Cristina Ferraro (insegnante di 39 anni) e Guido Ferraro (commesso di 36 anni). Tutti accusati di aver sottoposto alle più raccapricciati pratiche sessuali due bambini, i figli di Guido e Maria Cristina, quel giorno erano attesi in tribunale per l’udienza del processo appena iniziato. Un processo in cui l’impianto accusatorio si fondava principalmente sulle perizie di due consulenti: Cristina Roccia, una delle psicologhe coinvolte nella vicenda “Veleno” e colui che all’epoca era suo marito, ovvero quel Claudio Foti del Centro Studi di Moncalieri Hansel e Gretel, oggi agli arresti domiciliari per la vicenda di Reggio Emilia”.