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Lino Banfi: “La malattia di mia moglie ci unisce ancora di più”

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L’amatissimo Lino Banfi parla della malattia della moglie Lucia – FOTO: © Getty Images

Una vita insieme, e nessuna intenzione di finire: Lino Banfi ama sempre sua moglie Lucia, che l’Alzheimer ha costretto a dimenticare tutto quanto vissuto.

Lino Banfi sta vivendo un dramma a causa della malattia che ha colpito sua moglie Lucia. La donna è affetta da una forma acuta di morbo di Alzheimer che ormai non le consente più di riconoscere suo marito. E così 57 anni di matrimonio – più dieci di fidanzamento -sono svaniti in un modo tristissimo. Questo però non consentirà mai all’amore di tramontare. L’amatissimo attore pugliese negli ultimi mesi ha spesso avuto modo di ribadire quanto tali difficoltà contribuiscano a rendere ancora più salda la sua unione con Lucia. Tutto nacque a Canosa, popoloso comune che Lino Banfi frequentava da giovane perché aspirava a farsi prete nel locale seminario. Poi però conobbe Lucia e partì un corteggiamento all’inizio poco fortunato.

I due erano giovanissimi. Poi lui a 17 anni se ne va a Milano al seguito di una compagnia teatrale. Lucia rimane in Puglia e gli manderà qualche soldo ogni tanto per aiutarlo nella sua squattrinata impresa. Lei lavora come parrucchiera. “Dormivo nei treni fermi in stazione la notte, usavo un cartone come coperta”. Chiedevo ad un macellaio “gli scarti da dare al gatto” fingendomi nordico, per un periodo ci sono riuscito. E poi ovviamente li mangiavo io. Un vicino lo informò che in realtà ero pugliese e mi cacciò via dandomi della scimmia. Pur di passare qualche giorno con un letto ed un pasto caldo mi feci togliere le tonsille, ebbi modo di trovare riparo in ospedale”, svela l’attore all’edizione online del Corriere della Sera.

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Poi ci fu il periodo della leva militare ed il trasferimento a Roma, sempre per lavorare in teatro. E Lucia era continuamente nei suoi pensieri: “Potevo mettermi con delle ballerine, ma io volevo lei e le proposi di trasferirsi nella Capitale. Lei accettò”. Il padre non voleva dargliela in sposa, così arrivò la fuga d’amore “su di un’auto in affitto e con un libretto di risparmio a suo nome. Sopra c’era un milione di lire, ma non lo trovò. “Però passammo una notte insieme ed il matrimonio fu praticamente obbligatorio. Ci sposammo un mese dopo, alle 6:00 del mattino in sagrestia. Eravamo soli. Ma io le promisi che un giorno avremmo festeggiato come lei meritava. Nel 2012 ci furono le nozze d’oro, con la benedizione di Papa Ratzinger e tanti amici, molti dei quali famosi”. Poi ci fu un trasferimento stavolta definitivo a Roma. “Non ne potevo più di Canosa, dove circolavano cattiverie sul nostro conto. Ma per aprire un negozio da parrucchiera presi dei soldi a strozzo, e poi quante cambiali. L’attività alla fine andò male, intanto era nata Rosanna, che mostrava dei segni di rachitismo”.

Sembrava finita, invece…

“Dovetti chiedere aiuto a mio padre, che si rivolse ad un parlamentare democristiano di Andria, Onofrio Jannuzzi. Ebbi così un colloquio per un posto finto in banca. Allora montai sulla ‘caldarrosta’, la mia macchina. Il soprannome le fu dato da Franco e Ciccio. Andai in un campo a bruciare tutte le locandine dei miei spettacoli, sulla Tiburtina. Però quel lavoro in banca non l’ho mai rassegnato. Di notte, prima di quel colloquio, non dormimmo. Lucia mi vide rassegnato e mi disse che non voleva avere un marito alle prese con un lavoro che non voleva fare. “Continua a fare l’attore”. Eppure lei ne aveva passate tante per causa mia. Mi stringeva la mano e mi dava tranquillità, proprio lei”.

Dissi a Lucia: “Ci presenteremo di nuovo”

Alla fine il successo arrivò. “E Lucia non è mai stata gelosa”, dice Lino Banfi. “Ha sempre saputo che avere a che fare con donne come Edwige Fenech fa parte del mio lavoro. Ed era comunque consapevole che io la rispettavo. Fino a qualche annetto fa ci riparavamo in una casetta che ho preso a Cannes, immancabile passare il Capodanno lì. Eravamo felici”. Ora c’è la malattia: “Dimentica le cose, ma è comunque ancora cosciente e presente. Io non mi arrendo, la seguono i migliori medici e le sto provando tutte. Poi provo a farla ridere. Mi chiese: “E se un giorno non ti dovessi più riconoscere?”. Le dissi: “Allora ci presenteremo di nuovo”.