CONDIVIDI

genova ponte

Ponti a rischio in Italia scatta l’allarme dopo la tragedia di Genova: migliaia a rischio crolli

I ponti, i cavalcavia, della rete stradale italiana sono a rischio crolli. Troppa poca la manutenzione, troppa la frammentarietà sulle responsabilità, troppi pochi gli investimenti sule infrastrutture su quella che invece dovrebbe essere una priorità. E’ allarmante e preoccupante le voci degli esperti che si alza dopo la tragedia di Genova della vigilia di Ferragosto. Una voce che ci si augura venga questa volta ascoltata da chi di dovere.

La tragedia di Genova, consumatasi il 14 agosto poco prima di mezzogiorno con un bilancio pesantissimo di 30 vittime accertate, è stata per gli esperti una tragedia annunciata. Il Ponte Morandi, così chiamato dal nome dell’ingegnere che lo progettò, è infatti un ponte che sin da subito ha mostrato molti aspetti problematici ed è stato oggetto negli anni di diverse opere di manutenzione straordinaria. Le continue e costose manutenzioni hanno fatto ipotizzare più volte come fosse più opportuno abbattere il ponte e ricostruirlo. Ma questo non è mai avvenuto.

Leggi anche -> Tragedia a Genova: video del crollo del ponte 

Ponti a rischio crolli, l’esperto: “sono migliaia”

Settimo Martinello, direttore generale di 4 Emme, società che si occupa di ispezioni sullo stato dei ponti del nostro Paese spiega che tutti i ponti costruiti in Italia fra gli anni ’50 e ’60 (il Ponte Morandi fu costruito fra il 1964 e 67) sono a forte rischio. Ciò perché il calcestruzzo usato allora per coprire le parti ferrose dall’usura e dall’ossidazione è arrivato alla fine del suo ciclo vitale. “Non è eterno – spiega l’ispettore- ha una sua vita utile, trascorsa la quale l’umidità passa e inizia un processo di carbonatazione che avvia l’ossidazione e provoca la corrosione”. Inoltre erano ponti progettati per sostenere un carico di traffico ben inferiore di quello attuale.

L’ispettore spiega che in Italia ci sono circa 1 milione e mezzo di ponti e sotto controllo ce ne sono solo 60 mila. “Degli altri non si sa quasi nulla e infatti ne crollano una ventina l’anno solo che non fanno notizia”.

I Ponti a rischio crollo in Italia: dove sono

Il cavalcavia crollato lo scorso anno sull’A14

Una mappatura è dei ponti a rischio non c’è in Italia. Non c’è nemmeno un catasto delle strade, nonostante il codice della strada lo preveda. Lo scorso anno dopo che crollarono tre strutture (il cavalcavia a Fassano, quello di Annone Brianza e quello sull’autostrada ad Ancona) il presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio Paolo Uggè chiese a gran voce di effettuare una mappatura per poter fare prevenzione.

La rete stradale italiana è enorme, 1,5 milioni di km di strade, e la gestione è frammentata suddivisa com’è fra Stato, regioni, provincie e comuni. Poi c’è l’Aiscat, che raggruppa 27 società concessionarie di autostrade, che gestiscono quasi 6 mila km di strade. Fra queste società la più importante è Autostrade per l’Italia che rende noto che nella sua rete sono presenti 1800 cavalcavia.

Le parole di preoccupazione degli esperti accendono l’attenzione sui ponti a rischio crolli. A Catanzaro si trova il Ponte Bisantis costruito negli anni ’60 il cui progettista è lo stesso di quello di Genova, Morandi. Si tratta di un ponte lungo 468 metri ad arco singolo in calcestruzzo armato, uno dei più grandi in Europa e nel mondo per ampiezza della luce. Fu inaugurato nel 1962 appena tre anni dopo gli inizi dei lavori e collega il centro della città di Catanzaro con la Strada dei due mari. Oggi, dopo la tragedia di Genova, molti occhi sono posati su questo ponte.

Lo scorso anno dopo i crolli dei viadotti furono sottoposti a controlli i ponti e i viadotti sull’A24, strutture costruite negli anni ’60 e che nei decenni hanno subito forti scosse telluriche. Ispezioni richieste per 8 ponti: Della Noce, Cannuccette  e Santo Stefano, nei pressi di Castel Madama; Pietrasecca a Carsoli; Pie’ di Pago III e Fiume Salto, vicino Torano; Valle Orsara e il viadotto Fornaca tra Lucoli e L’Aquila.

Il Corriere della Sera dopo la tragedia di Genova riporta che sulla superstrada fra Milano e Meda ci sono quattro cavalcavia pericolosi (ponte 14 e ponte 12 all’altezza di Cesano Maderno; il 10 a Bovisio Masciago e lo svincolo 26), ma solo uno, il 10, è chiuso al traffico. Un anno fa, riporta il Corsera, il tecnico incaricato dalla Provincia di Monza e Brianza di verificare lo stato dei cavalcavia, sentenziò che i ponti potevano essere utilizzati ancora per un anno. Il tempo ora è scaduto, i fondi della Regione per il consolidamento ci sono, ma la Provincia farà nuove ispezioni e solo allora, in caso, chiuderà i ponti.