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Thailandia
(LILLIAN SUWANRUMPHA/AFP/Getty Images)

Oggi dovrebbe essere il giorno decisivo per liberare tutte le persone intrappolate nelle grotte Mai Sai in Thailandia. Ecco come stanno operando i sommozzatori

Il salvataggio dei ragazzini rimasti intrappolati nelle grotte di Mai Sai, in Thailandia, sta tenendo con il fiato sospeso tutto il mondo. Tra sabato e domenica sono stati salvati i primi due membri della squadra di calcio, un’operazione complicata e difficoltosa che richiede la massima attenzione per evitare problemi. Al salvataggio stanno partecipando diciotto sommozzatori provenienti da tutto il mondo, persone specializzate che si sono messe a disposizione per lavorare e tirare fuori i ragazzi. Un video, apparso su Youtube, spiega le operazioni di soccorso attraverso l’animazione così da far conoscere a tutti le difficoltà lungo il percorso. I ragazzi sono intrappolati a 3,8 km dall’entrata principale della grotta. Ogni ragazzo è legato ad un sub che trasporta la sua bombola, mentre un secondo sub lo segue per evitare impatti sulle rocce lungo il percorso fatto di punti in cui si deve camminare anche a piedi. Dopo un percorso di alcune ore si arriva alla “camera 3” la base dei soccorsi della grotta. L’uscita a quel punto è vicina e facilmente raggiungibile.

Thailandia, operazione delicata per evitare tragedie

Come detto precedentemente, tra sabato e domenica sono stati salvati i primi due ragazzi. Un’operazione delicata e che ha richiesto la massima attenzione dato che qualche giorno prima un ex appartenente al corpo dei Navy Seals di Bangkok che stava operando sul posto come sub volontario è morto per mancanza d’ossigeno mentre stava risalendo dopo essere stato a lungo nella grotta per aiutare i bambini intrappolati. “C’è un gruppo di Navy Seals Thai fisso nella grotta, a 700 metri dall’ingresso. Sanno cosa li aspetta” ha spiegato Khao Khieupak esperto di disastri e coordinatore delle attività di soccorso. “Se piove, molti si sono offerti volontari per tentare l’impossibile. Andare in fondo al tunnel e tirare fuori i ragazzi, costi quel che costi”