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(Instagram)

Ermal Meta, pace fatta con Pio e Amedeo dopo la battuta del duo comico in diretta ieri nella finale di ‘Amici’: la replica su Twitter.

Ermal Meta l’ha presa nel migliore dei modi, con un sorriso e una replica via Twitter, la battuta di Pio Amedeo nei suoi confronti, rivoltagli ieri sera nel corso della finale di ‘Amici 2018’. Il duo comico pugliese famoso per la sua irriverenza ha fatto la gag di chiedere un’offerta in soldi ai giudici e arrivati a Ermal Meta hanno fatto un’uscita da molti giudicata infelice.

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“Dai che tu sei arrivato dall’Albania col gommone e ti abbiamo aiutato noi dalla Puglia, caccia i soldi Ermal. Matteo (Salvini, ndr) vedi che ‘sti ragazzi sono bravi, non li cacciamo dai teniamoli”, hanno detto Pio e Amedeo. Lo sguardo del cantante è stato a dir poco imbarazzato con un sorriso forzato.

Ha anche tentato una bonaria pacca sul sedere nei confronti dei due comici. Insomma, non sembrava che Ermal Meta l’avesse presa bene. A trasmissione conclusa, però, il cantante ha replicato ai due comici con una battuta su Twitter: “Pio e Amedeo, comunque, mi devono ancora restituire il gommone!”. I fans dell’artista albanese sembrano aver apprezzato e l’incidente “diplomatico” si dovrebbe essere chiuso qui.

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Ermal Meta: il rapporto col padre e l’arrivo in Italia

Ermal Meta, classe 1981, all’età di 13 anni si è trasferito a Bari con la madre, il fratello e la sorella: non ha mai negato di averlo fatto per troncare i rapporti con un padre violento. In un’intervista a ‘Vanity Fair’ ha spiegato: “Dall’Albania ci sono venuto su un traghetto normale, con mamma e sorella, mica col barcone come ha scritto qualcuno. E in Italia sono stato accolto benissimo da tutti, sono stato molto fortunato”.

Anche ‘Vietato morire’ è un brano che parla del suo passato, “tutte le mie canzoni sono autobiografiche”, ha sottolineato Ermal Meta. Quindi ha evidenziato: “Non voglio cadere nel sentimentalismo, perché lo aborro: il particolare, qui, serve solo a riflettere il generale. E il soggetto della canzone non è la violenza, ma la disobbedienza”.

A cura di Gabriele Mastroleo