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Pensioni, quota 100 e opzione donna: la Legge Fornero cambia così
(Photo by Andreas SOLARO / AFP)

Riforma delle pensioni, quota 100 ed opzione donna, in questo modo il nuovo governo vuole cambiare la Legge Fornero.

Uno dei punti principali del nuovo governo Conte è quello di riformare la Legge Fornero per poter abbassare l’età pensionabile dei lavoratori italiani. Non è un caso che la riforma sulle pensioni sia stata uno dei punti forti della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle, d’altronde il tema previdenziale è uno dei più cari agli elettori italiani e tutte le forze politiche che ambiscono a governare fanno leva su un miglioramento di queste condizioni. Per quanto riguarda Di Maio, la sua idea è quella di abbassare l’età pensionabile inserendo nella riforma la “quota 100” e l’opzione donna. Durante il discorso di Conte al Senato, questi temi non sono stati nemmeno toccati, dunque non è stato esplicitato di cosa si tratti né quando verrà effettuata la riforma.

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Pensioni: in cosa consistono quota 100 e opzione donna

L’idea alla base dell‘opzione 100 è semplice: per andare in pensione bisogna raggiungere la fatidica quota 100 che si calcola in base all’età ed agli anni di contributi regolarmente versati. In tal modo dovrebbe essere possibile permettere alla maggior parte dei lavoratori di andare in pensione a 64 anni con 36 anni di contributi. In questo modo verrebbe abbassata la soglia dei 67 anni prevista dalla Legge Fornero. Per quanto riguarda l’opzione donna, si tratta di un regime sperimentale utilizzato nel 2017 e non confermato per quest’anno. L’inserimento della clausola nella riforma permetterebbe alle donne di andare in pensione intorno ai 58 anni con un minimo di contributi di 35 anni.

In entrambi i casi il taglio degli anni lavorativi necessari ad andare in pensione corrisponde ad un taglio economico: nel caso della pensione usufruita grazie al raggiungimento della quota 100 si avrebbe un taglio dell’assegno di liquidazione (o Tfr), mentre nel caso dell’opzione donna si dovrebbe rinunciare ad un 25-35% di quota previdenziale, poiché verrebbero calcolati solo gli anni di contributi maturati.

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