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Pensioni, Legge Fornero addio: ora cambia tutto
( ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Il nuovo governo ha intenzione di superare la legge Fornero attraverso il raggiungimento della quota 100 per stabilire le pensioni, ecco in cosa consiste il cambiamento.

Una delle principali riforme caldeggiate in periodo elettorale e messe come punto cardine del contratto di governo dal Movimento 5 Stelle è quella sulle pensioni. Già dal 2016 i pentastellati battono sulla necessità di un cambio dell’età pensionabile che possa creare nuove possibilità di lavoro e la risposta a questa esigenza sarebbe garantita dalla quota 100. In sostanza l’età pensionabile non avrebbe più una quota minima di età (65 anni, ad esempio) da raggiungere come stabilito dalla legge Fornero, ma sarebbe calcolata in base alla somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi, se questi due dati arrivano a quota 100 è possibile richiedere la pensione.

Pensioni, cosa cambierà rispetto alla legge Fornero

La riforma delle pensioni non vedrà probabilmente luce prima del prossimo autunno e dovrebbe permettere ai lavoratori di andare in pensione dopo un massimo di 41 anni di contributi qualsiasi sia l’età. Il costo dell’operazione, secondo quanto stimato dal Movimento 5 Stelle, dovrebbe essere di 5 miliardi l’anno, ma il dato è stato giudicato ottimistico dall’Inps che ha stimato una spesa di 15 miliardi per il primo anno e di circa 20 miliardi l’anno per quelli successivi. L’altro aspetto che verrà modificato è l’Ape social approvato dal governo Renzi che farà spazio all’opzione donna, una modifica che permette il pensionamento delle donne dopo soli 35 anni di lavoro.

L’idea di base è che tra la quota 100, la quota 41 e l’opzione donna si possa accedere con numeri maggiori alla pensione anticipata, questo però prevede un esborso notevole che dev’essere coperto con un’entrata di pari entità (una quota che al momento non è stata calcolata), ma sopratutto che potrebbe fare innalzare il debito pubblico notevolmente. Pare infatti che senza le riforme (Fornero compresa) applicate dal governo Gentiloni il debito pubblico sarebbe arrivato in questi anni al 150% del Pil e che avrebbe toccato quota 200% tra il 2030 ed il 2040, anni del boom dei baby pensionati.