Non puoi andare a Napoli senza provare il babà al rum: la ricetta tradizionale per farlo a casa

Innamorarsi del babà è facile: profuma di festa, si prepara in anticipo e ogni boccone è una nuvola che sa di rum e agrumi.

C’è un momento, quando la cucina profuma di zucchero e scorze di limone, in cui capisci che il babà non è solo un dolce: è un gesto di cura che si fa con calma. Mi piace prepararlo nei weekend lenti, quando si ha voglia di qualcosa che sappia di tradizione senza diventare complicazione.

Baba napoletano
Non puoi andare a Napoli senza provare il babà al rum: la ricetta tradizionale per farlo a casa – viagginews.com

È utile perché si può organizzare: lo impasti al mattino, lievita mentre la casa vive, lo inforni nel pomeriggio e lo bagni di sciroppo quando è tiepido; poi riposa e diventa persino migliore il giorno dopo. È perfetto per una cena con amici, perché lo porti in tavola già lucido e profumato, con una ciotola di panna o di crema a lato, e fa subito festa.

Chi teme i lievitati scoprirà che qui il segreto è il ritmo: uova che entrano una alla volta, burro morbido, riposi rispettati e una bagna che non scotti il rum. Soprattutto, è un dolce che attraversa le stagioni: in inverno consola, d’estate si alleggerisce con fragoline e un tocco di limoncello al posto del rum. Nel suo equilibrio tra forza e gentilezza c’è tutta la saggezza delle cucine napoletane.

Perché il babà al rum è un rito più che un dolce

Nasce da lontano, tra leggende mitteleuropee e saloni parigini, ma è a Napoli che trova casa e identità: alveolato, elastico, capace di bere sciroppi profumati senza perdere struttura. È interessante perché ribalta l’idea di “torta”: non è la farcitura a parlare, è la bagna a raccontare il carattere. Piace a chi ama i dolci aromatici e poco grassi al morso, a chi cerca un dessert da condividere che non appesantisca.

È perfetto dopo un pranzo domenicale, con crema chantilly o panna montata e qualche bacca fresca; ma regge bene anche i buffet, perché resta umido per ore e anzi migliora con il riposo. La sua magia è tutta nel tempo: la pazienza dell’incordatura, la cottura dolce, la bagna tiepida che penetra senza stravolgere. Un rito, appunto.

Ingredienti

Per 12 babà singoli o 1 savarin da 24 cm:

300 g di farina forte (manitoba, W 330–360)

4 uova medie a temperatura ambiente (circa 220 g sgusciate)

90 g di burro morbido

30 g di zucchero

5 g di sale fino

10 g di lievito di birra fresco (oppure 3 g di secco)

Scorza grattugiata di 1/2 limone (facoltativa)

Burro per gli stampi

Per la bagna al rum:

500 ml di acqua

250 g di zucchero

Scorze larghe di 1 limone e 1/2 arancia

1/2 bacca di vaniglia o 1 cucchiaino di estratto (facoltativo)

100–120 ml di rum scuro (da unire a fuoco spento)

Per lucidare:

150 g di confettura di albicocche setacciata

2–3 cucchiai di acqua

Preparazione

Impasto e avvio: Nella ciotola della planetaria con gancio unisci farina, zucchero e lievito sbriciolato. A velocità bassa aggiungi le uova una alla volta, aspettando che ciascuna venga assorbita prima di inserire la successiva. Lavora finché l’impasto diventa elastico e si aggrappa al gancio.

Sale e burro: Inserisci il sale, poi il burro morbido a piccoli pezzi, poco per volta. Aumenta leggermente la velocità e lavora finché l’impasto è liscio, lucido e ben incordato (cade a “nastro” senza spezzarsi).

Prima lievitazione: Copri e lascia riposare 60–90 minuti a 26–28°C, finché aumenta in volume (non necessariamente raddoppia).

Formatura: Imburra gli stampini da babà o lo stampo a ciambella. Sgonfia delicatamente l’impasto, porzionalo (35–40 g per stampino) e pirlalo. Riempì gli stampi a circa 1/3 dell’altezza.

Seconda lievitazione: Copri e lascia lievitare 50–90 minuti, finché l’impasto arriva al bordo.

Cottura: Inforna a 180°C statico. Stampini: 18–20 minuti, doratura uniforme. Savarin: 28–32 minuti. Sforna e sforma su griglia.

Bagna – preparazione: Porta a bollore acqua, zucchero, scorze e vaniglia; sobbolle 2–3 minuti. Spegni, lascia intiepidire a 45–50°C, quindi unisci il rum e filtra.

Inzuppo dei babà: Con babà tiepidi e sciroppo tiepido, immergi ciascun pezzo per 10–20 secondi, pressando delicatamente per favorire l’assorbimento. Scola su griglia e, se necessario, ripeti brevemente l’operazione.

Inzuppo del savarin: Posiziona il dolce in una teglia con i bordi; versa gradualmente lo sciroppo sopra e dentro la cavità finché risulta ben saturo. Recupera la bagna colata e ripeti 1–2 volte.

Riposo: Lascia assestare 1–2 ore (anche una notte in frigo ben coperto, poi riportalo a temperatura ambiente).

Lucidatura: Scalda la confettura con l’acqua, filtra e pennella la superficie dei babà.

Servizio: Completa a piacere con panna montata, crema chantilly o pasticciera e frutta fresca.

Consigli e varianti

La farina forte è la tua migliore alleata: regge l’alta idratazione delle uova e dona l’alveolatura giusta. Se vuoi profumi più agrumati, sostituisci metà rum con limoncello (da aggiungere sempre a sciroppo tiepido). Per una versione analcolica, usa sciroppo con succo d’arancia e un baccello di vaniglia; il risultato sarà ugualmente profumato.

La maturazione in frigo dell’impasto (3–4 ore, ben coperto) dopo la prima lievitazione intensifica gli aromi: al rientro, lascia tornare a temperatura prima di formare. La lucidatura con confettura di albicocche è tradizionale, ma puoi usare gelatina neutra se preferisci un effetto più trasparente. Servilo con fragoline macerate in poca bagna: un contrasto fresco che bilancia il rum.

Attenzione a questi errori. Il babà chiede impasto incordato: se inserisci il burro prima che la maglia glutinica si sia formata, resterà molle e non terrà la struttura. Occhio al lievito: troppo e la spinta sarà violenta, con alveoli irregolari e gusto pungente; poco controllo anche in forno, dove una

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