Africa, inaugurato il più grande scalo del continente: la capacità surclassa il resto del Mondo

Un’alba tersa su Addis Abeba, il profilo degli altipiani che si accende. In quell’aria sottile si percepisce qualcosa che cambia: un nuovo orizzonte per chi vola, per chi fa impresa, per chi immagina l’Africa al centro delle mappe.

L'Inaugurazione del Più Grande Aeroporto dell'Africa in Etiopia: Una Capacità di 110 Milioni di Passeggeri l'Anno
Africa, inaugurato il più grande scalo del continente: la capacità surclassa il resto del Mondo – viagginews.com

Addis Abeba lo è da anni: flussi costanti, voci in decine di lingue, il profumo di caffè che ti accompagna fino al gate. Qui la geografia aiuta. L’Etiopia sta a cavallo tra rotte che uniscono Europa, Medio Oriente, India e l’intero continente africano. Non è un dettaglio: significa tempi di collegamento più breddi, scali razionali, e una rete che cresce attorno a un hub riconoscibile.

Ethiopian Airlines è oggi tra i vettori più solidi del continente: ha ampliato la rete in Africa, rafforzato i corridoi verso Asia ed Europa, investito in flotta, manutenzione e formazione. La sua Accademia, a sud della capitale, forma ogni anno migliaia di tecnici, assistenti di volo e piloti. Il cargo non è da meno: una delle maggiori flotte merci in Africa, con connessioni strategiche su prodotti farmaceutici, freschi e manifatturiero leggero.

Il più grande aeroporto d’Africa, perché qui e perché proprio ad Addis Abeba

L’inevitabile, a un certo punto, arriva. Oggi l’aeroporto di nuova generazione vicino ad Addis Abeba viene presentato come il più grande d’Africa. La cifra che colpisce è una: una potenziale capacità di 110 milioni di passeggeri l’anno a regime. L’indicazione arriva da comunicazioni ufficiali e dalla programmazione pluriennale del progetto; al momento della pubblicazione, alcuni dettagli tecnici di layout non sono ancora disponibili pubblicamente e restano in fase di roll-out. È importante dirlo con chiarezza.

Un sistema multi-terminal modulare; processi digitali, dalla biometria al bag drop autonomo; una dorsale tecnologica per ridurre tempi di connessione; aree cargo e logistiche integrate con i parchi industriali lungo il corridoio Addis–Modjo. Elementi ormai standard nei mega scali globali, qui pensati per le specificità dell’altopiano: altitudine, condizioni meteo, flussi stagionali.

I numeri, quando si muovono, cambiano le abitudini. Più connettività significa voli diretti su città africane oggi collegate con fatica, tratte point-to-point che diventano sostenibili, tariffe più competitive. Significa anche opportunità: posti di lavoro nella manutenzione, nella sicurezza, nei servizi a terra; corridoi cargo più affidabili per l’export agroalimentare di qualità e per l’e-commerce che cresce.

Oggi, per molti viaggiatori dell’Africa occidentale diretti in Asia, lo scalo intermedio è un puzzle di scelte. Se il nuovo hub funziona come dichiarato, la finestra di transito si semplifica: connessioni più frequenti, tempi sotto le due ore nei picchi, instradamenti prevedibili. È l’operatività quotidiana, non lo slogan, a fare la differenza.

La piena operatività di un’infrastruttura così vasta è per definizione graduale. Le fasi di apertura, i collaudi, l’armonizzazione dei sistemi richiedono tempo. Alcune specifiche (numero definitivo di piste, capacità per ondate orarie, dettaglio dei moli) non risultano confermate in documenti pubblici al momento. È giusto aspettare i report ufficiali per un giudizio compiuto.

Un altopiano che si apre, le luci delle piste che disegnano una costellazione artificiale, e la sensazione che il baricentro del volo africano si stia spostando di qualche grado. La domanda è semplice e grande: come cambierà il nostro modo di attraversare il continente quando il cielo, più che la terra, diventerà la strada più breve?

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