Una calza, una sfilata, un tuffo nel gelo, una fetta di dolce che decide il re del giorno. L’Epifania cambia volto e resta sorprendente
L’Epifania non è solo una data sul calendario. È un rito di passaggio che chiude le feste e, allo stesso tempo, riapre la porta alla vita normale. In Italia prende il volto della Befana, con la scopa, la calza e quel piccolo tribunale domestico che divide “buoni” e “cattivi” tra dolci e carbone.

Fuori dai confini italiani, la stessa ricorrenza cambia pelle. A volte diventa festa di strada, a volte si fa spirituale, altre volte si trasforma in un gioco di fortuna legato a un dolce. Il bello è che il senso resta simile: salutare il Natale e rimettere in moto la comunità, ognuno a modo suo.
Spagna: la notte dei Re Magi
In Spagna, la vigilia del 6 gennaio è un evento che accende le città. La sera del 5 gennaio arriva la Cabalgata de los Reyes, la sfilata dei Re Magi che attraversa le strade tra musica, luci ed entusiasmo, soprattutto negli occhi dei bambini.
La parata non è solo spettacolo. È anche memoria collettiva: famiglie affacciate ai marciapiedi, mani alzate per prendere caramelle, e quel momento in cui i Re sembrano davvero presenti, non una figura lontana nei libri. In alcune città la Cabalgata diventa un appuntamento enorme, con carri, coreografie e un’organizzazione quasi da grande evento.
Il giorno dopo, il 6 gennaio, chiude il cerchio: regali, colazione lenta e spesso un dolce tipico che rende la festa più concreta. Il messaggio resta semplice: l’Epifania non è una coda, è il gran finale.
Acqua e coraggio: Grecia, Russia e Bulgaria
In Grecia l’Epifania si chiama Theofania ed è legata all’acqua. Il gesto simbolico è forte: un sacerdote getta una croce in mare, in un fiume o in un porto, e i fedeli si tuffano per recuperarla. Chi la prende per primo riceve una benedizione speciale e, spesso, anche un riconoscimento pubblico.
In Russia il registro diventa ancora più estremo. Molti celebrano con il bagno nel ghiaccio, entrando in acque gelide in pieno inverno. Il rito, per chi lo vive, non è un’esibizione: è una prova di fede e resistenza, un modo per sentire che il corpo e la mente possono attraversare il freddo e uscirne diversi.
Anche in Bulgaria esiste una tradizione simile, con tuffi collettivi e cerimonie legate a fiumi e laghi. L’idea comune è chiara: l’acqua non è solo natura, è segno di rinnovamento. Si entra, si resiste, si esce. E qualcosa, dentro, cambia.
La festa che si mangia: Messico, Francia ed Etiopia
In Messico il centro della giornata è un dolce: la Rosca de Reyes. È una ciambella a forma di corona, decorata con frutta candita, che nasconde una piccola statuetta. Qui l’Epifania diventa gioco di sorte: chi trova la statuetta si assume un impegno, come organizzare una festa nelle settimane successive.
In Francia, nello stesso periodo, la scena se la prende la galette des rois, una torta spesso legata a una sorpresa nascosta. Il rituale è familiare: si taglia, si distribuisce, e chi trova la sorpresa diventa “re” per un giorno. È un modo elegante e semplice per trasformare un dolce in storia da tavola.
In Etiopia, invece, l’Epifania è una grande celebrazione religiosa chiamata Timkat. Le comunità si muovono in processione, con canti e cerimonie che mettono al centro il battesimo e l’acqua. Qui emerge un’altra sfumatura: non solo festa, ma identità condivisa, una tradizione che unisce e rafforza il senso di appartenenza.
Mettendo insieme queste immagini, l’Epifania sembra dire sempre la stessa cosa con lingue diverse: la festa finisce, ma lascia un segno. A volte è una calza, a volte è un tuffo, a volte è una fetta di dolce che decide chi sarà il re del giorno. Ed è forse proprio questo il bello: la stessa data, mille modi per sentirsi a casa.
Alla fine resta una curiosità semplice. Non tanto dove sia “meglio” celebrarla, ma quale gesto racconti di più il carattere di un popolo. La parata, l’acqua, il freddo, il dolce, la promessa. In quale di questi riti ci si riconosce di più, quando arriva davvero il 6 gennaio?





