Gian Galeazzo Sforza, chi era la moglie Isabella d’Aragona: la sua storia

Isabella d’Aragona è stata identificata come soggetto della celebre Gioconda di Leonardo da Vinci. Ecco tutto quel che sappiamo su di lei. 

Isabella d’Aragona fu duchessa consorte di Milano e poi duchessa sovrana di Bari (con Palo e Modugno), principessa di Rossano, signora di Ostuni e di Grottaglie. Secondogenita di Alfonso II, erede al trono di Napoli, e di Ippolita Maria Sforza, ereditò dal padre il carattere fiero, l’orgoglio per la propria dinastia, l’attitudine al comando, mentre dalla madre apprese l’amore per l’arte e la cultura. È ritenuta una delle pretendenti ad esser stata identificata come soggetto della celeberrima Gioconda di Leonardo da Vinci. Conosciamola più da vicino.

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Ritratto di Isabella d’Aragona

Isabella d’Aragona nacque a Napoli il 2 ottobre 1470. A soli due anni venne promessa in sposa al cugino Gian Galeazzo Sforza (che aveva quattro anni), figlio del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, nell’ottica di una politica mirata a stringere i rapporti e consolidare l’amicizia tra i due stati.

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Il matrimonio tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Maria Sforza fu celebrato a Napoli nel dicembre 1488. I due ebbero quattro figli: Francesco, Bona, Ippolita e Bianca che morì a 3 anni. In occasione del suo arrivo a Milano col marito, Bernardo Bellincioni scrisse i versi per una solenne festa di nozze, rappresentata al Castello Sforzesco e realizzata con un’imponente macchina scenica da Leonardo da Vinci, allora ingegnere e artista di corte per Ludovico il Moro. Per la sua magnificenza fu subito denominata Festa del Paradiso e fu ammirata e celebrata da tutti i contemporanei.

A Milano Isabella scoprì che il marito era succube del potere dello zio Ludovico il Moro, il quale assegnò ai due sposi il castello di Pavia per tenerli lontani dal governo. Il carattere fiero di Isabella le impedì di accettare tale condizione (aggravata dal fatto che la moglie di Ludovico, Beatrice d’Este era trattata come fosse la vera Duchessa): già dopo il primo anno di matrimonio si considerava “la peggio maritata donna del mondo”.

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Quando nel 1494 Gian Galeazzo morì, il Moro (che si diceva lo avesse avvelenato) si fece suo erede scavalcando il figlio suo e di Isabella, Francesco. In cambio però Ludovico concesse alla nipote il feudo di Bari, da tempo in mano agli Sforza. Così nel 1500 la giovane aragonese si diresse con le figliolette e un folto seguito di milanesi verso la Puglia, dove si dimostrò una governante forte e determinata, sempre capace di destreggiarsi in campo politico, promuovere importanti opere pubbliche, tutelare i commerci, sollecitare una fervida attività artistica e culturale e proteggere la città dagli attacchi turchi e spagnoli.

Isabella morì a Napoli nel 1524 e a succederle fu Bona Sforza, sua unica figlia arrivata all’età adulta, moglie del re Sigismondo I di Polonia. Con quelle nozze nel 1518 la duchessa di Bari compì il suo vero capolavoro diplomatico, assicurando un trono alla sua discendenza: un risultato degno di una donna che la sua biografa Jerta Cappelletti Butti ha definito “nata per governare”.