Pensione anticipata: i sindacati presentano 6 proposte al governo

I sindacati hanno inviato al ministro del lavoro sei proposte per modificare l’ingresso alla pensione anticipata dopo quota 100.

La legge di bilancio 2021 prevede che tutti gli scivoli pensionistici in vigore nel 2020 siano rinnovati per tutta la durata dell’anno. Insomma per questo 2021 le condizioni di accesso alla pensione anticipata non sono variate rispetto allo scorso anno, ma si tratta solo di un rinvio ad una riforma complessiva che prima della fine dell’anno dovrà essere strutturata e approvata dall’attuale governo Draghi. Sono anni che si attende una riforma complessiva sulle pensioni, non solo per quanto riguarda l’accesso alla pensione anticipata, ma anche per quanto riguarda l’adeguamento degli assegni mensili al costo della vita.

Entrambe le discussioni sono state rinviate a fine anno, ma non sono ulteriormente posticipabili. A dicembre, infatti, scade il periodo di sperimentazione di Quota 100 e già il governo Conte aveva deciso che lo scivolo pensionistico voluto dalla Lega non sarebbe stato rinnovato. Prima di prendere una decisione a riguardo, il ministro del Lavoro si siederà al tavolo con i sindacati per discutere le loro proposte e vedere quali di queste possano essere implementate nella riforma. Le proposte sono in parte note, dunque vediamo quali sono e come cambierebbe il sistema d’accesso alla pensione qualora fossero approvate.

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Pensione anticipata: le proposte dei sindacati

La prima proposta riguarda l’estensione dell’età flessibile prevista dalla legge Dini. Questa permette ai lavoratori che abbiano cominciato solo con il sistema contributivo di andare in pensione a 64 anni e se la pensione maturata sia 2,8 volte superiore all’assegno sociale (1,288 euro al mese). La proposta è di abbassare l’età per l’accesso ai 62 anni e di abbassare la soglia d’ingresso ad 1,2 o 1,5 volte l’assegno sociale. Se per l’abbassamento della soglia d’età potrebbe esserci il consenso, difficile che il governo accetti di abbassare la soglia economica d’ingresso. I sindacati chiedono inoltre che la soglia di 42 anni di contributi venga abbassata a 41 anni.

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Un’altra proposta riguarda l’ampliamento delle categorie beneficiarie dell’ape social. Ovvero di quelle categorie che vanno considerate come lavori gravosi. Per come è strutturata l’opzione al momento, spiegano i sindacati, solo pochi lavoratori ne possono beneficiare ogni anno. Un ampliamento dell’opzione, unito ad un aumento consistente dell’assegno per chi non beneficia dello scivolo, è la proposta al governo. Un’altra proposta riguarda le lavoratrici con figli. I sindacati vorrebbero estendere quanto previsto dalla legge Dini che permette alle lavoratrici con figli di avere un abbuono di 4 mesi per ogni figlio (fino a tre), questo permette loro di andare in pensione prima o di usufruire di mesi in più di contributi.  La richiesta è di estendere l’abbuono ad 1 anno per ogni figlio. Viene inoltre richiesto una formula che consenta alle lavoratrici che fanno lavori di cura di andare in pensione prima. La richiesta è di scalare un anno di contributi ogni 5 anni di lavoro.

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Un’ulteriore proposta riguarda i giovani. Molti di essi si trovano per anni ad essere precari o a doversi accontentare di lavori part time. Questo, stante la mancata integrazione della minima prevista dal sistema contributivo, rischiano di ricevere a fine carriera assegni da fame. A tal proposito i sindacati propongono di valorizzare i periodi di vuoto contributivo o di lavoro part time per compensare. Per quanto riguarda invece la valorizzazione delle pensioni, viene richiesto di ampliare la platea dei beneficiari della quattordicesima e di aumentarla a 1.500 euro. Inoltre viene chiesto che anche i pensionati abbiano accesso alle detrazioni e al taglio del cuneo fiscale come i lavoratori.