James Levine morto: addio al grande direttore d’orchestra

Addio a James Levine, morto il grande direttore d’orchestra: aveva 77 anni ed era stato accusato di abusi sessuali.

(screenshot video)

James Levine, un direttore d’orchestra la cui spettacolare versatilità musicale e vitalità lo avevano reso tra i più amati al mondo, è morto il 9 marzo nella sua casa di Palm Springs, in California, aveva 77 anni. La notizia del suo decesso si è diffusa soltanto oggi. Negli ultimi anni di vita, aveva avuto a che fare con una pesante vicenda giudiziaria. Era infatti stato accusato di abusi sessuali.

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Il dottor Len Horovitz, il suo medico personale, ha confermato la morte ma non ha rivelato la causa del decesso. Dal 2008 a oggi, il noto direttore d’orchestra aveva dovuto lottare contro condizioni di salute precaria. Aveva anche subito un intervento chirurgico alla colonna vertebrale. Nelle rare volte in cui aveva diretto, lo aveva fatto su una sedia a rotelle.

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Le gravi accuse rivolte a James Levine: cosa è accaduto

Nel 2017, le accuse che gli hanno cambiato la vita. Infatti, il Metropolitan Opera ha sospeso ogni collaborazione con il maestro Levine, dopo che tre uomini si sono fatti avanti con accuse che l’uomo avrebbe abusato di loro sessualmente decenni prima, quando erano adolescenti. Le accuse risalgono al 1968 ed erano state oggetto di discussioni nei circoli musicali dalla metà degli anni Sessanta. Negli anni, tali accuse non avevano poi mai trovato riscontro, ma erano riemerse appunto qualche anno fa, ‘costringendo’ al ritiro il grande direttore d’orchestra.

In una dichiarazione scritta, il grande direttore d’orchestra ha definito le accuse “infondate. Come attesterà chiunque mi conosca veramente, non ho vissuto la mia vita come un oppressore o un aggressore”, aveva aggiunto subito dopo. Il Met ha licenziato James Levine nel marzo 2018 dopo un’indagine interna, affermando che la società aveva “scoperto prove credibili che il signor Levine si fosse impegnato in comportamenti sessualmente abusivi e molesti nei confronti di artisti vulnerabili nelle prime fasi della loro carriera”. Ne era scaturita anche una lunga causa, con il direttore d’orchestra che aveva chiesto risarcimenti record a tutela della sua reputazione.