Vaccini anche in azienda: la prima Regione sarà la Lombardia

Coronavirus in Lombardia: firmato accordo, le aziende potranno fare i vaccini direttamente i propri dipendenti

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Mancano i vaccini per partire con una campagna a tappeto ma, nel frattempo, il paese organizza la campagna sotto il profilo logistico. Dopo caserme, medici di base e accordi per le vaccinazioni domiciliari per i più deboli raggiunti a livello regionale, è stato trovata una nuova modalità. I vaccini si faranno anche in azienda e la prima a firmare l’accordo con la sezione locale di Confindustria è la Regione Lombardia. “Questa mattina in giunta abbiamo approvato il protocollo d’intesa tra la Regione Lombardia, Confindustria, l’Associazione nazionale dei medici del lavoro e Confapi. Lo scopo è dare la possibilità alle aziende che aderiranno di vaccinare direttamente i propri dipendenti e di vaccinarli all’interno delle proprie aziende. C’è una serie di condizioni per poter aderire”, afferma il governatore lombardo

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Vaccini in azienda, accordo in Lombardia

Inoltre, Attilio Fontana ricorda che si tratta di una ulteriore possibilità per vaccinare: “Il protocollo inizierà ad avere valore quando inizierà la vaccinazione massiva e si basa sul rispetto delle priorità del piano nazionale dei vaccini. E’ un rafforzamento della nostra capacità di vaccinare”. Il presidente di Confindustria Bonometti ha dichiarato che si può arrivare a vaccinare in azienda fino a 300 o 400mila persone nella sola Lombardia. Il numero può ancora crescere se si lasciano vaccinare anche i familiari dei dipendenti. Intanto dalla prossima settimana in Lombardia inizieranno le vaccinazioni dei pazienti fragili degli ospedali.

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In tal senso è intervenuto il direttore generale del Welfare di Regione Lombardia Giovanni Pavesi. “A loro destineremo specificamente Pfizer, che al momento è l’unico vaccino adatto a questa categoria di persone, che dalla nostra stima riguarda dalle 350 a 400mila lombardi – ha dichiarato il dirigente -. Abbiamo deciso di vaccinarle all’interno delle strutture ospedaliere affidandoci ai reparti dove sono in carico per una questione di sicurezza e di protezione”.

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