Nasceva oggi Bettino Craxi: l’esilio e la morte, la verità sulla sua fine

Nasceva il 24 febbraio del 1934 Bettino Craxi, la verità sull’ultimo periodo della sua vita: l’esilio e la morte.

Ancora oggi c’è chi ritiene che Benedetto “Bettino” Craxi sia stato uno dei politici di maggiore caratura che ci sono stati in Italia, nonostante la sua carriera si sia conclusa con l’accusa di corruzione e finanziamento illecito del PSI.  Figlio di Vittorio Craxi, avvocato messinese trapiantato a Milano con una militanza antifascista nel periodo del ventennio, Bettino nasce a Milano il 24 febbraio del 1934 e comincia a fare propaganda per il padre, entrato a far parte del partito comunista, all’età di 14 anni.

A soli 17 anni ottiene la prima tessera del PSI e comincia la sua attività politica. In periodo universitario fonda il Nucleo Universitario Socialista. Entra a far parte della sezione milanese del PSI nel 1956, a soli 22 anni. Proprio in quel periodo comincia i primi comizi e la scalata ai vertici nazionali del partito. Nel 1976 ne diventa segretario e nel 1983 sale al governo con il ruolo di presidente del consiglio, divenendo il primo socialista a ricoprire tale ruolo in Italia.

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Bettino Craxi: mani pulite e l’esilio ad Hammamet

Nel 1992 Craxi viene indagato nel corso dell’inchiesta Mani Pulite. Il suo coinvolgimento avviene quando l’esponente del PSI Mario Chiesa viene arrestato per aver intascato una tangente da una ditta di pulizie. Una volta in carcere, questo comincia a denunciare un sistema di tangenti volte a finanziare illecitamente i dirigenti del PSI italiano che coinvolge anche Bettino Craxi. Il segretario del partito socialista si difende strenuamente in parlamento e fuori, negando le accuse di corruzione e sostenendo che il sistema delle tangenti non riguarda esclusivamente il PSI, ma tutta la politica italiana.

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Nell’ultimo discorso in parlamento, nel 1993, denunciò nuovamente il sistema politico. A suo carico c’erano già una ventina di avvisi di garanzia, alcuni dei quali per aver accusato la magistratura di muoversi dietro un preciso disegno politico volto ad eliminarlo dalla scena. Alla fine si dichiarò colpevole in parlamento e davanti alla magistratura di finanziamento illecito al PSI, ma rigettò le accuse di corruzione, negando con forza di aver intascato tangenti per arricchimento personale.

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Nel 1994 le accuse nei suoi confronti e le prove a suo carico erano aumentate a dismisura. Contestualmente era finito anche il suo mandato politico e con esso l’immunità parlamentare di cui aveva goduto fino a quel momento. Così decise di lasciare l’Italia e andare in esilio ad Hammamet. Dalla Tunisia, dove si dichiara ufficialmente latitante, Craxi continua ad attaccare il PDS e i magistrati dell’inchiesta che lo vedono imputato. Con lettere e fax continua a commentare gli sviluppi della politica italiana, finché, nel 2000 non muore d’infarto.