Di Pietro Mani Pulite | “Craxi semplice politico | volevo arrestare Andreotti”

Antonio Di Pietro Mani Pulite, un binomio celebre grazie alle inchieste di inizio anni ’90. L’ex magistrato svela alcuni dettagli esplosivi di allora.

Di Pietro Mani Pulite
Antonio Di Pietro Mani Pulite FOTO viagignews

Nelle scorse settimane Antonio Di Pietro ha rilasciato una intervista dai contenuti clamorosi a ‘L’Espresso’. E nonostante l’intervento dell’ex magistrato ed ex politico fosse esplosivo, il tutto è passato eccessivamente sotto traccia.

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A distanza di oltre un mese è il caso di riproporre le risposte che il leader di Italia dei Valori dal 1998 al 2014 ha fornito alla giornalista Susanna Turco. Si parla delle vicende di Mani Pulite tra fine anni ’80 ed inizio anni ’90. E proprio in occasione dei 20 anni trascorsi dalla morte di Bettino Craxi. “Tutti pensano a lui come se fosse un deus ex machina. In realtà non è che le cose stessero proprio così. Craxi era un politico come tanti, non fatelo più grande di quel che è stato. Io puntavo a ben altro, all’ambiente malavitoso che orbitava attorno a Giulio Andreotti. Craxi era un emergente. Invece Andreotti…lo sanno pure le pietre, non è mai stato assolto ma se l’è cavata soltanto perché prescritto. Poi c’erano Vito Ciancimo (ex sindaco mafioso di Palermo) e Salvo Lima (rappresentante di Andreotti), personaggi che detenevano il vero potere”.

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Di Pietro Mani Pulite: “Io, Falcone e Borsellino fermati dai potenti”

L’inchiesta ‘Mani Pulite’ sarebbe potuta essere ben più grossa, “ma non è stata fermata dalla politica. Sono stati i giudici”, afferma Di Pietro. “È una storia che va riscritta. Le indagini si fermarono quando si ruppe l’unicità dell’inchiesta. C’era una sola autorità giudiziaria che procedeva con la ricostruzione dei fatti e con il preciso compito di creare una connessione probatoria fra tutto quanto accaduto ed i personaggi coinvolti. Ma è facile che sorgano dei conflitti territoriali, e quando questo accade, il fascicolo si smembra. Ed il lavoro di un pm ignora quello di un altro che sta da un’altra parte”. Una spiegazione semplice ma efficace. L’interruzione si ebbe al momento di arrivare alla connessione appalti-mafia. Io sono in possesso di carteggi scottanti che vorrei rendere pubblici”.

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“Gli omicidi di Falcone e Borsellino avvennero per impedire loro di scoprire la verità”

Oggi avvocato, Di Pietro si dice sicuro che “arriverà un momento per rivalutare questa storia. Non sono io ad avere scoperto Mani Pulite, furono i grandi Falcone e Borsellino. Giovanni ricevette in segreto da Tommaso Buscetta una informazione per la quale il gruppo Ferruzzi aveva stretto un accordo con la mafia. Falcone a quel punto incaricò il Ros di indagare, e ne venne fuori un faldone di quasi mille pagine. Sarebbe dovuto andare proprio a Falcone, il quale venne però trasferito. Quel rapporto restò sotto chiave e nelle mani del magistrato ed ex Capo della procura di Palermo, Pietro Giammanco”. Dopo l’uccisione di Falcone fu Borsellino, che pure conosceva quel fascicolo, a volere indagare. E pure lui subì la stessa fine, secondo di Pietro proprio per questo motivo. “Lui e Falcone dovevano fare nasce Mafia Pulita, del quale Mani Pulite fu una conseguenza. Il mio scopo non era scoprire quel che ho scoperto ma arrivare alla stessa verità già intuita a Palermo da Falcone e Borsellino”.

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“Sono stato vicinissimo a chiedere l’arresto di Androtti”

Si parla anche del suicidio di Raul Gardini, il 23 luglio 1993. “Quella mattina avrebbe dovuto farmi il nome di Salvo Lima, che aveva ottenuto una parte dei 150 miliardi di lire della tangente Enimont”. Una vicenda che l’ex magistrato ha già svelato a diverse procure ed enti governativi, ma senza mai dare adito a sviluppi concreti. “Se Gardini avesse parlato, se Lima non fosse morto, avrei avuto abbastanza elementi per richiedere l’arresto di Andreotti”. Poi la bomba: “Le mie dimissioni furono imposte dalle solite ‘manine della delegittimazione’, che fecero arrivare contro di me una raffica di esposti alla Procura di Brescia. Ancora mi rimproverano di avere rimesso il mio mandato, ma nessuno mai si chiede il motivo. Se non mi fossi dimesso, mi avrebbero arrestato perché le accuse fatte miei miei confronti lo prevedevano obbligatoriamente”. Arrestato mentre stava per scoperchiare la cupola mafiosa. “Il pentito Li Pera mi fece delle dichiarazioni su un imprenditore di Agrigento, tale Filippo Salamone, che faceva da intermediario con la mafia. Il Nord era nelle mani della malavita, specialmente di Gardini e della Calcestruzzi S.p.a. di Panzavolta”.