Chi è Gek Tessaro, l’inventore del “teatro disegnato” per bambini

Gek Tessaro è un autore ed illustratore di libri per bambini: ecco da dove è nato il talento che lo ha portato ad un Premio Andersen.

Gek Tessaro

Sul suo sito personale l’uomo si descrive come “un bambino non intelligentissimo”. Lo fa con leggerezza: non per insultare il giovane che è stato, ma per spiegare come è nata la sua passione per il disegno. Gli adulti, che ai suoi occhi di fanciullo erano in grado di fare qualsiasi cosa, gli apparivano irraggiungibili. “Era una lotta ad armi impari” spiega, “occorreva dunque trovare una soluzione, qualcosa che mi potesse proteggere e […] l’ho trovata con il disegno”.

Il disegno come un modo per diventare più forte dei “grandi”

Sembra quasi assurdo come tutta una carriera sia nata come arma di difesa per un bambino. L’artista spiega infatti come, grazie al disegno, sia scappato a diverse lavate di capo. “Rompevo un vaso? Facevo alla svelta un disegnetto, copiavo un cavallo dall’enciclopedia, lo coloravo di marrone, e quando arrivava mio padre in collera, coi cocci del vaso in mano, per chiedere spiegazioni, guardava il disegno e mi perdonava” racconta.

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Crescendo Tessaro ha smesso di “disegnare per legittima difesa”, ma ha continuato a farlo per poter dare un po’ di quel senso di incanto e sicurezza anche ad altri bambini che, come lui, si sentono troppo piccoli davanti agli onnipotenti adulti. La svolta nella sua carriera arriva con un’idea che gli viene in mente quando vede una lavagna luminosa: Tessaro inizia ad usarla per poter dare vita ai suoi racconti, animando i personaggi in un modo mai visto prima. Il risultato, quindi, è quello di un bellissimo libro di favole che prende vita davanti agli occhi degli spettatori, con ombre e musica che si mescolano con la voce del narratore.

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Nonostante l’idea sia nata per i bambini, sul suo sito Tessaro ci tiene a spiegare che anche gli adulti sono invitati ai suoi spettacoli di teatro disegnato.

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“Guardare come si trasforma, come si crea qualcosa è potente” dice in un’intervista al salone del libro di Torino, “così ho pensato: sai che c’è? Potrei raccontare delle storie disegnandole al contempo, in modo che ci sia un legame ed una interazione tra chi guarda e chi racconta”.

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