Coronavirus: “variante italiana” come quella inglese, circola da agosto

Emergenza Coronavirus: secondo Arnaldo Caruso esiste una “variante italiana” come quella inglese, circola da agosto.

(Max Cavallari/Getty Images)

In Italia ormai dal mese di agosto sarebbe in circolazione una variante ‘nostrana’ di Coronavirus “molto simile alla famigerata variante inglese”. A sostenere questa tesi è Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia. La “variante italiana” sarebbe stata scoperta a Brescia e sarebbe simile a quella emersa a fine settembre.

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Secondo quanto affermato dal professor Caruso, tale variante “precede la variante emersa solo a fine settembre nel Regno Unito per poi diffondersi in Europa, Italia inclusa, e potrebbe anche esserne un precursore”. Questo potrebbe anche spiegare come mai la seconda ondata sia stata così virulenta e aggressiva.

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La “variante italiana” del Coronavirus: cosa c’è da sapere

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

Spiega il professor Caruso all’Adnkronos Salute che tale variante “ha diversi punti di mutazione nella proteina Spike. Come quella inglese, anche la variante italiana ha una mutazione in un punto nevralgico dell’interazione Spike/recettore cellulare, più precisamente in posizione 501”. Ma non solo: “La variante italiana ha anche una seconda mutazione in posizione 493, che rende la sua proteina Spike leggermente diversa da quella del virus pandemico che tutti oggi conosciamo”. Alla scoperta si è arrivati osservando “una persistenza virale anomala in un paziente che aveva sofferto di Covid-19 in aprile”.

L’uomo, in sostanza, non accennava a guarire anzi aveva una carica virale che continuava a essere molto forte. Rassicura il professor Caruso che “il vaccino genera una risposta complessa verso tante aree della proteina Spike”. Per tale, “anche se vi fossero alcuni anticorpi non in grado di riconoscere una zona mutata come quella in posizione 501 o 493, ce ne sarebbero sicuramente altri in grado di legarsi a porzioni non mutate della proteina”. Il loro legame “sarebbe sufficiente a impedire l’interazione tra Spike e recettore cellulare”. A breve, comunque, su questo argomento si avranno maggiori certezze.