Covid-19, Infettivologo Galli: “Arrivato dalla Germania in Italia già a gennaio”

L’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, ha rivelato che il Covid-19 è giunto dalla Germania e circolava in Italia già a gennaio.

Il primo caso di Coronavirus manifestatosi in Italia è stato quello di Codogno del 21 febbraio. Data la diffusione rapida e devastante del virus nei giorni a seguire è probabile che fosse già in circolazione da qualche settimana. Secondo uno studio effettuato dai ricercatori del Centro Trasfusionale del Policlinico di milano, il Covid-19 sarebbe stato in Italia addirittura nel mese di gennaio.

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A rivelarlo in un intervento al webinar dedicato al rapid test per il Covid 19, è stato l’infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano Massimo Galli. Lo stesso esperto parla anche dell’origine del virus in Europa e dice: “Con ogni verosimiglianza il virus è arrivato all’uomo tra la fine di ottobre e l’inizio novembre dell’anno scorso. Si tratta di un virus tedesco proveniente in realtà da Shanghai, che ha avuto una minima diffusione in Germania”. Il riferimento è probabilmente ai 3 casi di Covid-19 verificatisi in Baviera a gennaio e legati ad un meeting internazionale con i colleghi di Shangai. Sembrava che i casi fossero stati isolati in tempo ed il virus contenuto, ma pare che il ceppo italiano sia lo stesso.

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Test rapidi, Galli: “Sono più facili, sostenibili e agili”

In una parte successiva dell’intervento, l’infettivologo dell’ospedale milanese si è soffermato sul topic dei test rapidi. A suo avviso si tratta di una soluzione che permetterebbe di gestire meglio la fase 2: “poter mettere migliaia e migliaia di persone in fila distanziate a fare un pungidito, aspettare dieci minuti per il risultato ed essere indirizzate nel modo migliore, piuttosto che mettere altrettante persone in attesa di un prelievo venoso con tempi di risposta che nel migliore delle ipotesi richiedono ore”.

La rapidità del risultato non è la sola caratteristica che rende questi test più efficaci per una mappatura rapida della popolazione e del virus: “Per questo studio abbiamo usato i test rapidi, che in termini di specificità (98%) e sensibilità (95%) sono la strada per questa fase 2 soprattutto per chi deve tornare a lavoro. I test rapidi hanno un vantaggio clamoroso confrontati con quelli fatti con i prelievi di sangue venoso. Sono molto più facili, sostenibili e agili”.