Silvia Romano | “Conversione all’Islam una mia scelta | nessun matrimonio”

Dopo la sua liberazione, Silvia Romano spiega alla Procura di Roma cosa è avvenuto nei suoi 15 mesi di prigionia in Africa.

Silvia Romano
Parla alla Procura di Roma Silvia Romano dopo la sua liberazione Foto dal web

Parla Silvia Romano. La giovane, liberata dall’Intelligence italiana dopo una prigionia in Somalia durata 15 mesi, ha risposto alle domande della Procura di Roma. “Non ho mai visto i miei rapitori in faccia, ogni due o tre mesi circa cambiavamo covo. Mi hanno sempre assicurata che non mi avrebbero uccisa”.

LEGGI ANCHE –> Silvia si è convertita all’Islam, lo riportano fonti investigative

“Sono serena, mi hanno sempre trattata bene”, dice la 25enne milanese agli inquirenti che le hanno rivolto delle domande sulla sua situazione. “Eravamo sempre in luoghi abitati. Pur non avendoli visti mai in faccia, i miei carcerieri erano sempre gli stessi. Non mi hanno mai legata”. Alla domanda su come avvenissero gli spostamenti, Silvia Romano risponde che a volte lei ed il commando si muovevano in moto, altre volte anche a piedi. E che comunque non mancavano altri mezzi. Molti commenti davvero beceri stanno giungendo sui social network, da parte di certi esponenti di un preciso livello di subumanità. C’è chi insulta la ragazza per essersi convertita all’Islam e chi afferma, sulla base del niente, che si sarebbe sposata con uno dei suoi carcerieri. Tutto falso. Ed è la stessa Silvia Romano a smentire.

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

LEGGI ANCHE –> Ylenia Carrisi | lo scatto mai visto con la famiglia | FOTO

Silvia Romano: “Conversione all’Islam una mia scelta libera”. E sul matrimonio…

“Non mi sono mai spostata, la conversione all’Islam è frutto di una mia scelta libera. Mi ha rapito una organizzazione militare fondamentalista. Mi hanno comunque sempre trattata con rispetto, tanto più che potevo muovermi liberamente nei covi. I quali restavano comunque sorvegliati”. Sempre a proposito della sua conversione, la giovane cooperante, andata in Africa per aiutare i poveri, ha detto che tale scelta era giunta a metà della sua prigionia, quindi circa nell’estate del 2019. “Avevo chiesto di avere un Corano per le mie letture. Si tratta di una scelta spontanea e per nulla forzata. i miei carcerieri mi hanno insegnato anche un pò di arabo”. Lei cooperava con ‘Africa Milele’, una onlus delle Marche. Il rapimento risale al 20 novembre 2018 da parte di uomini armati che la prelevarono a Chakama, un povero villaggio a 80 m ad ovest di Malindi, in Kenya.

LEGGI ANCHE –> Roberto Obert, chi è la figura cardine dell’omicidio Rosboch