Home News Impeachment per Donald Trump: cos’è e come funziona l’iter

Impeachment per Donald Trump: cos’è e come funziona l’iter

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:37
CONDIVIDI

Quali sono le accuse nei confronti del presidente degli Stati Uniti e in cosa consiste il processo di impeachment? Ecco tutto quel che c’è da sapere.

Dopo Bill Clinton nel 1998, e prima ancora Andrew Johnson nel 1868, per Donald Trump, attuale presidente in carica degli Stati Uniti d’America, si profila inesorabile il tanto temuto impeachment. Ma che cos’è esattamente l’impeachment, perché se ne parla tanto e come funziona? Vediamolo nei dettagli.

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

L’impeachment dalla A alla Z

L’impeachment è una sorta di messa in stato d’accusa da parte della Camera dei rappresentanti statunitense nei confronti di un funzionario pubblico o di un membro del governo. È previsto e disciplinato esplicitamente dalla Costituzione americana: solo la Camera dei rappresentanti – uno dei due rami del Congresso Usa – che ha il potere di procedere con l’impeachment. Ma solo il Senato – l’altro ramo del Congresso – può condannare per impeachment chi è stato messo in stato d’accusa da parte della Camera, con una maggioranza dei due terzi.

Qualora il presidente o il vicepresidente, processati per impeachment, siano condannati per determinati gravi reati, dovranno essere rimossi dalla carica. In particolare, parliamo dei reati di tradimento, corruzione o altri gravi crimini e delitti: una definizione, quest’ultima, tanto vaga da lasciare ampi margini di manovra a chi vuole avviare l’impeachment, e allo stesso tempo rende più complesso capire se quanto fatto dall’accusato sia davvero motivo sufficiente per rimuoverlo dall’incarico.

Nel caso dell’impeachment nei confronti del presidente Trump, tutto ha avuto inizio il 24 settembre, quando la speaker della Camera Nancy Pelosi ha annunciato l’avvio delle indagini a suo carico. Il motivo? Il comportamento che Trump avrebbe tenuto nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a cui nel corso di una telefonata del 25 luglio 2019 sarebbe stato chiesto – in cambio dello sblocco di 400 milioni di dollari in aiuto militari – di indagare sul figlio di Joe Biden, ex vicepresidente democratico e uno dei possibili sfidanti di Trump alle prossime elezioni presidenziali del 2020.

La telefonata di Trump con Zelensky è venuta alla luce grazie a un whistleblower, una “gola profonda” all’interno dell’amministrazione a stelle e strisce di cui ancora non si conosce l’identità, se non che è un ex agente della Cia. In altre parole, ci sarebbe stato un “ricatto”, o un quid pro quo, da parte del presidente americano nei confronti del suo omologo ucraino. In estrema sintesi, Trump è accusato di aver violato la Costituzione americana e di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale, sfruttando la carica presidenziale per promuovere gli interessi personali o del suo entourage.

La decisione sulle accuse formalizzate dalla Camera, come detto, spetta ora al Senato, che le dovrà eventualmente approvare con una maggioranza dei due terzi. Qui i Repubblicani hanno la maggioranza dei membri (53 contro 47) e, a meno che non emergano ulteriori prove tali da rendere Trump politicamente indifendibile per il suo stesso partito, è difficile che l’impeachment sia approvato. Se però venisse approvato, Trump sarebbe condannato al termine dell’impeachment e costretto a lasciare la Casa Bianca.

EDS