Ergastolo ostativo ai mafiosi, la Corte dei Diritti Umani rifiuta il ricorso dell’Italia

La Corte Europea ha rifiutato il ricorso dell’Italia contro l’abolizione dell’ergastolo ostativo ai condannati per mafia.

violenza madre figlio
Carcere (FOTO: viagginews.com)

La Grande Camera della Corte Europea ha rifiutato il ricorso dell’Italia contro l’abolizione dell’ergastolo ostativo, ritenendolo inammissibile. Lo scorso 13 giugno, con la “sentenza viola” (il nome del ricorso presentato dall’ergastolano Marcello Viola) una sezione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha giudicato che l’ergastolo ostativo, cioè l’esclusione di tutti i benefici del carcere per i detenuti condannati per via di reati di mafia, terrorismo e altri casi particolarmente gravi, è contrario all’Articolo 3 della Convenzione sui Diritti Umani, che vieta trattamenti “inumani e degradanti”.

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Ergastolo ostativo: la legge italiana

Secondo l’Articolo 4bis dell’Ordinamento Penitenziario italiano, per ottenere permessi premio o misure alternative al carcere, i reclusi condannati per mafia devono collaborare con i magistrati, confessando le proprie responsabilità e contribuendo alle indagini nei confronti di altri. Secondo i giudici di Strasburgo, questa condizione preclude la possibilità di reinserimento del detenuto nella società. Contro questa decisione il governo italiano aveva presentato ricorso, chiedendo che a pronunciarsi fosse la Grande Camera della CEDU, ossia la sua più alta espressione. Il rigetto della Grande Camera ha reso definitiva la precedente decisione, che ha bocciato l’attuale formulazione dell’ergastolo ostativo. Sull’argomento è stata chiamata a intervenire anche la Corte Costituzionale, in udienza il prossimo 22 ottobre.

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