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Antonio Ciontoli rivela: “Ecco perché non ho detto subito dello sparo”

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Antonio Ciontoli, principale imputato dell’omicidio di Marco Vannini, dice la sua verità sui soccorsi ritardati: “Ecco perché non ho detto subito dello sparo”. 

antonio ciontoli
(screenshot)

Ha suscitato grande polemica la prima parte dell’intervista di Franca Leosini ad Antonio Ciontoli, l’uomo condannato per aver sparato a Marco Vannini e aver insieme ai suoi familiari ritardato colpevolmente l’arrivo dei soccorsi che avrebbero potuto salvargli la vita. Tra i tanti punti oscuri affrontati nell’intervista c’è proprio quello dei soccorsi ritardati perché la famiglia Ciontoli non ha detto immediatamente al 118 della ferita di arma da fuoco. Ciontoli al telefono con l’operatrice parla di un buchino fatto con la punta di un pettine e anche grazie a queste sue parole non allarmanti i soccorsi arriveranno con un ritardo gravissimo.

Ora l’uomo parla così di quei momenti e spiega il perché ha mentito al 118: “Come un grande stupido mi sono fatto convincere e ho tirato fuori dal marsupio un’arma. Lui la voleva in mano. Ho preso l’arma e, convintissimo che fosse scarica, ho caricato e premuto il grilletto, per far vedere come funzionava l’arma, nella stupidità più assoluta. Nei primi secondi non ho capito nulla, non mi capacitavo di quello che era successo. Sono rimasto scioccato, gelato. Poi ho visto che all’altezza della spalla di Marco c’era un buchino dove usciva un po’ di sangue. Lui inizialmente  era impaurito, intimorito, era andato in panico. Era insaponato, l’ho aiutato a risciacquarsi. Non ha capito che era stato colpito. Non mi ha detto mi hai sparato. Si è lasciato aiutare, maledettamente si è fidato di me. Pensavo di riuscire a gestire io la cosa, a portare io Marco al pronto soccorso. Io non ho mai pensato che Marco potesse rischiare la vita. Lo volevo portare io al pronto soccorso affinché non emergesse quello che era accaduto, per il mio lavoro, per il concorso di Marco, per mille motivi”.

Ciontoli poi ha aggiunto: “Quante volte mi sono detto che cosa ha combinato, non passo momento della giornata a non pensare a questo tragico errore; non passo momento della mi avita a pensare al dolore che ho provocato, a tutti. Io ero certo che il colpo era nel braccio e sarei riuscito a gestire la cosa da solo, sbagliando, commettendo una serie di grossi errori”.