Omicidio Vannini, Ciontoli: “Marco aveva un buchino, ma non sono esperto”

Ciontoli: "Marco aveva un buchino, ma non sono un esperto"Intervistato sull’omicidio Vannini, Antonio Ciontoli ha spiegato che in quel momento stava pulendo l’arma e che gli è partito un colpo, quindi si è giustificato dicendo che non essendo un esperto di armi non sapeva che sarebbe potuto capitare.

L’omicidio Vannini è uno dei casi di cronaca che ha colpito maggiormente la sensibilità dell’opinione pubblica. Marco era un ragazzo di soli 20 anni ed è morto a causa di un incidente verificatosi a casa della fidanzata. Ad accrescere l’empatia per i genitori di Marco è la dinamica dell’accaduto, il ragazzo è stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco e la famiglia della fidanzata ha ritardato la richiesta di soccorso non chiamando subito il 118 e successivamente ha nascosto il vero motivo dell’emergenza (hanno dichiarato che era caduto su un pettine).

Nel corso di anni di indagini e processi sono emersi dettagli ulteriori su quanto accaduto quella sera e su come la famiglia Ciontoli abbia agito prima di chiamare i soccorsi. Ad essere accusato dell’omicidio di Marco Vannini è stato il padre di famiglia Antonio Ciontoli, da subito reo confesso. Se nel processo di primo grado l’imputato era stato accusato di omicidio volontario e condannato a 14 anni, la sentenza della Corte d’Appello ha declassato il reato ad omicidio involontario e la pena a 5 anni di reclusione.

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

Omicidio Vannini, Ciontoli: “Non sono un esperto di armi”

La famiglia di Marco Vannini ha giudicato iniqua la sentenza ai danni di Antonio Ciontoli ed ha presentato ricorso in Cassazione. Inoltre di recente è venuta fuori una testimonianza che getta ulteriori ombre sull’accaduto. Pare infatti che ha consigliare ad Antonio di confessare la colpevolezza sia stato l’ex comandante dei Carabinieri Izzo e che in realtà il colpevole dell’accaduto sia il figlio Federico. La procura ha aperto un’indagine ai danni dell’ex comandante accusandolo di depistaggio e falsa testimonianza.

Qualche giorno fa Antonio Ciontoli ha ribadito la sua versione dei fatti in un’intervista concessa a ‘Storie Maledette’. Parlando degli istanti immediatamente precedenti allo sparo, l’uomo ha dichiarato: “Ho estratto le armi dalla cassaforte per dagli una spolverata, una sistemata, e per vedere in che condizioni erano”, quindi ha spiegato com’è partito il colpo in direzione di Marco: “Ho caricato l’arma e istintivamente ho premuto il grilletto, per fargli vedere come funzionava. Nei primi secondi, non ho capito nulla di quello che era successo. Poi ho visto, all’altezza della spalla di Marco, un buchino con del sangue”. A quel punto gli è stato fatto notare che aveva premuto il grilletto con il colpo in canna e gli è stato chiesto com’era possibile che non se ne fosse accorto e Ciontoli ha risposto: “Uomo delle forze dell’ordine non equivale a esperto d’armi. Io non sono mai stato esperto d’armi”.