Home News Paolo Borsellino, chi era: storia del magistrato ucciso dalla mafia

Paolo Borsellino, chi era: storia del magistrato ucciso dalla mafia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:00
CONDIVIDI

Paolo Borsellino, chi eraRipercorriamo la storia di Paolo Borsellino, il magistrato che ha combattuto la mafia e che l’organizzazione criminale ha ucciso in un attentato.

Sono passati 27 anni da quel 19 luglio 1992 che ha segnato per sempre la storia italiana e che ha cambiato la percezione degli italiani sul pericolo rappresentato da Cosa Nostra. In quel giorno infausto della nostra storia veniva assassinato Paolo Borsellino, magistrato che aveva lavorato nel pool antimafia, appena 57 giorni dopo l’attentato (la strage di Capaci) in cui era stato ucciso il suo collega Giovanni Falcone. Come accade ormai da 26 anni, il 19 luglio è dedicato alla memoria di quest’uomo che ha speso la vita nel contrastare le attività illecite della mafia e che per questo ha pagato con la vita (oggi la Rai trasmetterà un film che mostra gli ultimi anni di vita del Magistrato). Ripercorriamo brevemente la sua storia in questo giorno della memoria che serve a tutti per ricordare gli orrori commessi dalla mafia.

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

Paolo Borsellino, chi era il magistrato ucciso da Cosa Nostra

Nato a Palermo il 19 gennaio 1940, Paolo Emanuele Borsellino completa gli studi classici nel 1958 e lo stesso anno decide di entrare nella facoltà di Giurisprudenza. In 5 anni netti ottiene la laurea e, fresco di titolo, partecipa al concorso per entrare in Magistratura nel 1963. Al concorso si classifica 25° su 171 partecipanti e diventa il magistrato più giovane d’Italia. Concluso il tirocinio diviene pretore a Mazzara del Vallo nel 1967, quindi pretore a Monreale nel 1969. Nel 1975 entra a far parte dell’Ufficio Istruzione di Palermo e nel 1980 comincia ad indagare sulle collusioni mafiose tra Corso dei Mille e Altofonte cominciata da Boris Giuliano (assassinato nel 1979).

Nel 1983 Chinnici lo chiama per entrare a far parte del pool antimafia insieme a Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Dopo due anni d’indagine Falcone e Borsellino vennero chiamati a preparare gli atti per il maxi processo di Palermo che vedeva indagate 476 persone per collusione mafiosa. Nel 1987, a processo quasi concluso, il pool antimafia si sciolse per incomprensioni tra Falcone, Borsellino ed il Consiglio della Magistratura sulla nomina di Meli come capo. Negli anni successivi Falcone e Borsellino lavorarono alacremente per fare approvare una Superprocura.

Il loro lavoro venne interrotto nel 1992, quando Falcone venne ucciso insieme alla moglie e agli uomini della scorta nella strage di Capaci. A quel punto Borsellino era consapevole che presto avrebbero provato ad uccidere pure lui e provò ad accelerare l’apertura di alcuni casi. Dopo soli due mesi venne ucciso in via D’Amelio mentre andava a trovare la madre e la sorella con un’auto bomba. Nell’esplosione sono morti anche i 5 uomini della scorta.