Antonio Ciontoli: “State tranquilli, non rientrerò nelle Forze Armate”

Antonio Ciontoli
(Screenshot Video)

Nella seconda parte dell’intervista concessa a ‘Storie Maledette’, Antonio Ciontoli ha spiegato che il suo desiderio è quello di stare vicino al dolore della famiglia Vannini.

La prima parte dell’intervista che Antonio Ciontoli (condannato per omicidio colposo in secondo grado) a ‘Storie Maledette‘ ha scatenato una serie di reazioni rabbiose. L’ex ufficiale della Marina ha dichiarato che considerava Marco Vannini come un figlio e si è augurato che un giorno i suoi genitori lo possano perdonare. La parte più controversa è quella che riguarda la ricostruzione di quella sera ed il comportamento che il giovane di Ladispoli avrebbe tenuto dopo aver ricevuto un colpo di pistola (a quelle parole l’avvocato della famiglia Vannini si è concesso un sfogo).

Alle parole di Ciontoli ha reagito con indignazione anche la madre di Marco, Marina Conte, che ha prima condiviso una frase di Martin Luther King sui social, quindi ha rilasciato una breve intervista al ‘Corriere’ in cui consigliava all’uomo condannato per l’omicidio del figlio di rimanere in silenzio. Quindi gli ha chiesto indirettamente se per un figlio avrebbe aspettato così tanto per chiamare i soccorsi.

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Antonio Ciontoli: “Non ho nessuna intenzione di rientrare nelle Forze Armate”

Nella seconda parte dell’intervista, Franca Leosini chiede a Ciontoli quali sono i suoi obbiettivi per il prossimo futuro e questo le risponde che per il momento gli unici riguardano il trovare un equilibrio interiore: “La mia fonte di vita è il desiderio di poter stare vicino al dolore di Marina e Valerio, di partecipare al dolore della perdita di Marco. Ho preso coscienza degli errori, non ho preso coscienza di quello che sarà il mio futuro”. Sebbene al momento non sia in grado di ipotizzare un futuro, su una cosa l’ex ufficiale è certo: “Ricordo una petizione popolare sul mio reintegro in Forze Armate: voglio tranquillizzare le persone comuni ed i giornalisti, che questa ipotesi è chiusa in un cassetto insieme ad altri tanti traguardi che possono sembrare banali come tornare a credere in me stesso, di poter credere ancora di essere utile alla società”.

Antonio Ciontoli: “Quando Marco è morto la mia vita si è fermata”

In un secondo momento Contoli torna all’istante in cui gli è stato comunicato che Marco Vannini era morto: “Alle 3.10 Marco muore. Lì il tempo per me si è fermato, sono fermo a quel maledetto 18 maggio 2015, alle ore 3.10. Il tempo, la mia vita, si è fermato a quella data e a quell’orario: la mia vita non ha più un senso, son ben consapevole di quanto male ho fatto sia a Marina e Valeria, sia anche ai miei familiari. Ho condannato anche loro a vivere una vita che non hanno scelto di vivere”. Ancora oggi il più grande desiderio di Antonio è quello di ottenere il perdono dai genitori di Marco, anche se è consapevole che sarà difficile ottenerlo: “Oggi il mio scopo di vita, il mio più grosso desiderio, è quello di cercare un piccolo spiraglio da parte dei genitori di Marco: comprensibilmente ci hanno chiuso tutte le porte, oggi può sembrare utopia ma spero che possano provare misericordia e perdono per me”.

Per Ciontoli la pena legale e quella materiale sono dei fardelli minori rispetto a quella che le sue azioni gli hanno causato a livello psicologico e morale, infatti ribadisce: “Questo è il mio fardello, sopravvivere a quel poco che resta della mia dignità, con la consapevolezza che so benissimo quanto può essere incommensurabile questo dolore. Forse posso anche comprendere cosa significhi perdere un figlio, ma aspetto con principio di vita la loro misericordia e il loro perdono. Sono qui. Non sarà la condanna materiale o la condanna penale a fare stare meglio le persone, sarà quella che porterò dentro vita natural durante. Io sono pronto: io oggi non riesco a vedere domani, oggi posso dire che quello che sento è quello che ho appena detto”.