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Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, in ospedale per la varicella è stato preso a bersaglio per le sue presunte posizioni no vax. Ecco la sua replica.

Non appena la notizia è diventata di dominio pubblico, si è levato un coro inneggiante alla legge del contrappasso. Il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga, storicamente e convintamente contrario all’obbligo vaccinale, ha contratto la varicella all’età di 38 anni ed è stato ricoverato per quattro giorni all’ospedale di Udine. Ora è tornato nella sua casa di Trieste ed è convalescente, secondo quanto rivelato dall’immunologo Roberto Burioni, che su Facebook aveva citato la vicenda per invitare tutti a vaccinarsi contro le malattie infettive. Ma la notizia ha infiammato le polemiche sui social. Proprio Fedriga, il fustigatore del decreto Lorenzin, ha provato – letteralmente – sulla sua pelle i rischi della mancata vaccinazione…

A detta del governatore – fatto oggetto di commenti anche offensivi sul web – la realtà non è, tuttavia, quella che descrivono i suoi detrattori. “Non sono no vax, ma sono contrario alle imposizioni”, ha scritto Fedriga su Facebook, per chiarire la sua posizione. “Sto leggendo una serie di commenti su Twitter di fenomeni festeggianti perché sono stato ricoverato affermando che sarei un no vax – ha spiegato l’esponente leghista -. Questa setta di invasati che seguono Burioni non hanno nemmeno letto le mie interviste dove dico che sono a favore dei vaccini e per raggiungere il risultato è necessaria un’alleanza con le famiglie non l’imposizione. Hanno perfino detto che avrei preso la varicella dai miei figli, non sapendo nemmeno che i miei figli sono vaccinati, come ho dichiarato in più interviste”.

Ancora il governatore: “Ho sempre avuto una concezione di Stato liberale in cui non si impone con metodi coercitivi ai cittadini ma si condivide con loro un percorso che è fondamentale. Questo è esplicitato dal fatto che con il decreto Lorenzin i bambini fino a 6 anni non potevano accedere al percorso formativo, dai sei anni in poi potevano farlo, si creava una differenziazione senza senso, oltretutto non risolvendo il problema dei bambini immunodepressi che venivano tutelati fino ai 6 anni e poi non più. Credo che o si crea questa alleanza con le famiglie, si condivide e si fa una scelta insieme, altrimenti il problema non lo si affronta seriamente ma si fa semplicemente propaganda”.

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La risposta del virologo Burioni

Sempre via Facebook è arrivata la risposta di Burioni. “Carissimo Presidente – ha scritto il virologo – prima di tutto mi permetta di augurarle una prontissima guarigione. Sono contento che lei abbia vaccinato i suoi figli. Lei, come molti adulti, non si è vaccinato: se si fosse vaccinato però in questo momento sarebbe in perfetta salute, visto che il vaccino ha un’efficacia tra l’88 e il 98%”. “I toni – ha proseguito – sono spesso troppo accesi, però si ricordi che se il virus avesse contagiato non lei, in salute, ma un bambino trapiantato adesso probabilmente saremmo qui a piangerne la morte; se avesse contagiato una donna gravida saremmo davanti a un bambino malformato o a un aborto”.

“L’unico modo che abbiamo per evitare queste tragedie (perché sono tragedie) è vaccinarci tutti”, ha concluso Burioni, sottolineando che “qualcuno, considerando questo, se la prende con troppa violenza con chi mette in pericolo senza motivo e in nome dell’ignoranza e dell’egoismo (perché di questo si tratta, non di libera scelta) la vita degli altri rifiutando i vaccini. Però non si può mettere sullo stesso piano chi eccede nel gridare contro chi guida ubriaco e chi grida guidando ubriaco. In bocca al lupo”.

EDS