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morte 20 persone tra cui 5 militari americani
(Getty Images)

Attentato in Siria: l’Isis rivendica l’attacco kamikaze avvenuto nei pressi del ristorante ‘I principi’ in cui hanno perso la vita 20 persone, tra cui 5 militari americani.

L’Isis torna a colpire e lo fa a distanza di poche ore da quando gli estremisti di Al Shabaab hanno colpito la capitale del Kenya Nairobi. L’attentato questa volta è stato portato a termine a Manbij, città che si trova tra Aleppo e l’Eufrate. Il kamikaze si è fatto esplodere al centro della città siriana, vicino al ristorante ‘I principi’ dove in quel momento si trovava un presidio di militari americani e curdi. Tra le venti vittime, secondo quanto riferito dai media arabi e confermato da Erdogan ci sarebbero 5 militari statunitensi, 5 militari delle milizie curde filo Usa e 10 civili. La notizia della morte dei militari è stata confermata nelle ore successive dalla coalizione militare a guida Usa che però non ha confermato il bilancio delle vittime.

L’attacco è stato successivamente rivendicato dall’Isis attraverso ‘Amaq‘, strumento di propaganda ufficiale del sedicente Stato Islamico sul quale si legge: “Un attentato suicida sferrato con una cintura esplosiva ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale nella città di Manbij”. Quello di ieri è stato il primo attentato ai danni delle truppe della coalizione americana di questo 2019 che ha portato alla morte di militari americani, avvenimento che non si verificava dal dicembre scorso.

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Attentato in Siria: sale la tensione nel paese alla vigilia del ritiro delle truppe americane

Che l’attentato sia avvenuto in questo periodo non è un caso, in Siria la tensione è palpabile e potrebbe crescere ancora una volta che il ritiro programmato delle truppe americane verrà ultimato. La decisione di riportare i militari a casa è stata presa da Donald Trump poco prima del Natale, il motivo di tale decisione è la convinzione che l’Isis sia stato reso inerme dopo 5 anni di guerra e che adesso la Siria sia liberata dal pericolo di un ritorno.

Già nel giorno dell’annuncio, la portavoce del Pentagono Diana White aveva fatto intendere che la lotta al Daesh era tutt’altro che conclusa, un’affermazione che pare confermata dagli eventi recenti: nel giro di poco più di un mese, infatti, è stato portato a termine un attentato in Europa ed ora un altro in Siria, luogo simbolo della lotta al Califfato.

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