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Valentina Nappi
(Instagram)

Valentina Nappi, nota porno attrice italiana, ha lanciato una provocazione contro il ministro dell’Interno Salvini sul proprio profilo Instagram.

Un’immagine semplice in primo piano americano con sotto una scritta diretta e difficile da ignorare “Sono stata stuprata da Salvini”. Si presenta in questo modo il post di denuncia provocatorio di Valentina Nappi sul proprio profilo Instagram. La frase utilizzata dalla porno attrice è volutamente sensazionalistica al fine di attirare l’attenzione su quanto scrive successivamente nel post.

La denuncia contro Salvini infatti parte dalla spiegazione stessa della frase in sovrimpressione sulla foto: “Sono stata ‘stuprata’ da Salvini”, ripete provocatoriamente Valentina prima di spiegare il perché si consideri “violentata” dal vice premier: “Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista”.

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Valentina Nappi: “Io chiamo questa cultura di sapore fascista”

La Nappi considera le misure volute e attuate dall’attuale governo come un ritorno ad una cultura unitaria, non rispettosa delle diversità culturali, religiose, etniche e di pensiero che la società attuale garantisce e stabilisce come di pari livello e dignità. Il voler portare una cultura unica, identitaria e nazionalista è quindi per l’attrice: “Cultura di sapore fascista”, nonché, aggiunge la Nappi: “Uno stupro culturale di proporzioni immani”. Chiarito il concetto di stupro, la porno attrice si sofferma sulla questione migranti e accoglienza, la più dibattuta in questi primi 7 mesi di governo, ed anche in questo caso fa notare come le misure prese rappresentino un passo indietro rispetto all’evoluzione culturale dell’ultimo secolo: “La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale”.

Nel concludere la propria denuncia, Valentina dice di voler vivere in una nazione che accetti la diversità e la multi-etnicità, un Paese che abbracci la cultura moderna e la sappia fare evolvere: “Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani”.

 

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Sono stata ‘stuprata’ da Salvini. Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia. Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi ‘sani’ valori identitari nazionali tradizionali. Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale. Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado. #salvini #immigrazione #lega #leganord #matteosalvini

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