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Gratta e vinci: responsabilità e rischi per chi fa debiti con le lotterie istantanee, per la Cassazione legittima l’amministrazione di sostegno in condizioni di prodigalità.

gratta e vinci
(screenshot video)

Uno dei giochi più amati dagli italiani è la lotteria istantanea Gratta e Vinci. In milioni sfidano la sorte, scegliendo tra le oltre sessanta tipologie diverse, con costi che vanno da un euro a venti euro. La lotteria non è esente da critiche, per un motivo molto semplice: si tratta comunque di gioco d’azzardo e non si diventa ricchi sfidando la sorte. Questo va ricordato, anche perché i dati sulla ludopatia in Italia sono quantomeno preoccupanti. Il dibattito è aperto e negli ultimi giorni è intervenuta anche la Cassazione con una sentenza che mette in chiaro i rischi e le responsabilità per chi contrae debiti di gioco con i Gratta e Vinci.

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Debiti coi Gratta e Vinci: legittima l’amministrazione di sostegno

La sentenza della Corte di cassazione numero 5492/2018 del 7 marzo parla chiaro, prendendo posizione sulla vicenda di una donna che aveva contratto con un bar un debito di 34mila euro. Di questa somma, la metà derivava dall’acquisto di Gratta e Vinci. Insomma, una situazione limite, se si pensa che la donna aveva contratto diversi prestiti con un istituto di credito. Inoltre, aveva contratto un debito di 40mila euro con la figlia, stipulato un mutuo Inps che prevede la cessione del quinto della pensione. Infine la donna aveva anche debiti condominiali. Per tale ragione la Cassazione ha ritenuto legittimo confermare l’amministrazione di sostegno, chiarendo che questa non deve essere legata con una specifica malattia o con un’infermità.

Così la Corte ha ribaltato quanto deciso in precedenza e ha ribadito che “può adottarsi la misura della protezione dell’amministrazione di sostegno, nell’interesse del beneficiario (interesse reale e concreto, inerente la persona e/o il suo patrimonio), anche in presenza dei presupposti di interdizione o di inabilitazione e dunque anche quando ricorra una condizione di prodigalità, come nel caso in esame (Cass. n. 18171 del 26/07/2013, n. 20644 del 31/08/2017)”. In questo caso, infatti, sussiste un’abituale “larghezza nello spendere, nel regalare o nel rischiare eccessivamente rispetto alle proprie condizioni socio-economiche e al valore oggettivamente attribuibile al denaro”. Viene – con la sentenza della Cassazione – rilevata una causa autonoma di inabilitazione, prevista dall’articolo 415, comma 2, del codice civile, “anche quando si traduca in atteggiamenti lucidi, espressione di libera scelta di vita, purché sia ricollegabile a motivi futili”. In buona sostanza, in casi come questi, dove vi è un soggetto che sperpera il proprio denaro, non c’è bisogno di chiedere la nomina di un consulente tecnico che rediga una perizia sulle capacità mentali, né servono certificati medici: basta provare che quella somma sia stata realmente spesa per ragioni futili, anche considerando il reddito del soggetto in questione. Riassumendo: qualora ci si trovi in presenza di atteggiamenti lucidi e frutto di una libera scelta, la condizione di prodigalità è motivo sufficiente per una causa di inabilitazione o di ricorso all’amministrazione di sostegno. Occorre dimostrare che la spesa è sproporzionata alle possibilità economiche del soggetto e che riguardi motivi futili, quali sono questa tipologia di giochi e scommesse.

A cura di Gabriele Mastroleo