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All’età di 76 anni è morto Stephen Hawking, scienziato e astrofisico moderno, le cui scoperte lo hanno reso noto a livello mondiale e sono divenute di pubblico dominio.

morto Stephen Hawking
(Frederick M. Brown/Getty Images)

Stephen Hawking, lo scienziato le cui intuizioni hanno modellato la moderna cosmologia, si è spento nelle scorse ore: aveva 76 anni. La sua famiglia ha rilasciato una dichiarazione nelle prime ore del mercoledì mattina confermando la sua morte nella sua casa di Cambridge. I figli Lucy, Robert e Tim hanno spiegato: “Siamo profondamente rattristati dal fatto che il nostro amato padre sia morto oggi. Era un grande scienziato e un uomo straordinario il cui lavoro e la cui eredità vivranno per molti anni. Il suo coraggio e la sua perseveranza con la sua brillantezza e umorismo hanno ispirato persone in tutto il mondo. Una volta disse: ‘Non sarebbe molto l’universo se non fosse la casa delle persone che ami’. Ci mancherà per sempre”. Nel 1963 all’età di 21 anni a Stephen Hawking venne diagnosticata una malattia neurodegenerativa, la malattia del motoneurone, che lo portò alla Sla. I medici all’epoca gli diedero due anni di vita, invece ebbe il tempo di vivere a lungo, affermandosi come il più noto tra gli scienziati e astrofisici della seconda metà del Novecento.

Tra le ultime intuizioni di Stephen Hawking, che nel dicembre 2016 venne ricoverato d’urgenza a Roma, ce n’è una che ha fatto molto discutere. Un anno fa circa, è arrivato a sostenere che la Terra avrebbe ancora solo altri 100 anni, indicando la necessità di trovare altri pianeti su cui riparare. Per Hawking, la diagnosi precoce della sua malattia terminale e la morte da leucemia di un ragazzo che aveva conosciuto in ospedale hanno dato un nuovo senso alla sua vita. “Anche se c’era una nuvola sul mio futuro, ho scoperto, con mia sorpresa, che mi stavo godendo la vita nel presente più di prima. Ho iniziato a fare progressi con la mia ricerca”, ha detto una volta. Quindi aveva sottolineato: “Il mio obiettivo è semplice. È una completa comprensione dell’universo, perché è così com’è e perché esiste”. A causa della sua malattia, prima dovette portare le stampelle, poi fu costretto alla sedia a rotelle. Anche quando questo è accaduto, Stephen Hawking non si è mai arreso e sono famose le sue corse sfrenate per Cambridge con la carrozzina.

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La prima grande scoperta di Hawking arrivò nel 1970, quando lui e Roger Penrose applicarono la matematica dei buchi neri all’universo, identificando il punto da cui proveniva il big bang. Fu una scoperta che la comunità scientifica ritenne controversa, ma appunto fu solo la prima. Qualche anno più tardi, sostenne che i buchi neri dovrebbero emettere calore e alla fine scomparire. Per i buchi neri di dimensioni normali, il processo è estremamente lento, ma i buchi neri in miniatura rilasciano calore a una velocità spettacolare. La sua tesi che i buchi neri irradiano calore ha suscitato uno dei dibattiti più appassionati della cosmologia moderna. Hawking sosteneva che se un buco nero potesse evaporare, tutte le informazioni che cadono all’interno della sua vita sarebbero perse per sempre. Contrastava una delle leggi più basilari della meccanica quantistica e molti fisici non erano d’accordo. La serie di scoperte radicali di Hawking ha portato alla sua elezione nel 1974 alla Royal Society alla giovane età di 32 anni. Cinque anni dopo, divenne professore lucasiano di matematica a Cambridge, probabilmente la cattedra più illustre della Gran Bretagna, precedentemente tenuta da Isaac Newton, Charles Babbage e Paul Dirac.

A cura di Gabriele Mastroleo