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consultazioni di governo
Quirinale (iStock)

Consultazioni di governo da Mattarella: quando iniziano al Quirinale e come funzionano

Dopo le elezioni politiche del 4 marzo, che hanno visto una schiacciante vittoria del Movimento 5 Stelle, ma senza una maggioranza per governare, c’è grande attesa per le consultazioni di governo che si apriranno al Quirinale e nelle quali, data la situazione di incertezza, il ruolo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà decisivo.

Nessuna coalizione né partito ha ottenuto la maggioranza per governare da sé, quindi per dare vita al nuovo governo sarà inevitabile la formazione di alleanze, anche se non si conosce se e come si formeranno e quali partiti proveranno a raggiungere un accordo di governo.

La situazione, infatti, è ingarbugliata. La coalizione che ha ottenuto più consensi è quella di centrodestra, guidata dalla Lega di Matteo Salvini, che con un exploit di oltre il 17% ha scavalcato Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi che finora era stato sempre a capo della coalizione. Il centrodestra ha ottenuto il 37% dei consensi, la maggioranza rispetto agli altri partiti e coalizioni, ma non sufficiente per governare.

Il Movimento 5 Stelle è il primo partito, con oltre il 32% dei voti. Anche in questo caso manca la maggioranza per governare da soli.

Segue il centrosinistra con il una percentuale di poco inferiore al 23%, guidato dal Pd con il 18% dei voti; quindi Liberi e Uguali che ha ottenuto poco di più del 3%, la soglia di sbarramento.

Consultazioni di governo: possibili scenari

Una situazione molto complicata che apre a questi scenari: governo di coalizione, governo di unità nazionale o di scopo per l’approvazione di una nuova legge elettorale oppure il ritorno alle urne.

Nel giorno delle celebrazioni della Giornata Internazionale della Donna al Quirinale, il presidente Mattarella ha invitato i partiti alla responsabilità. Che sia un invito alla formazione di alleanze? Ancora è presto per dirlo. Nel frattempo il leader del Movimento 5 Stelle Luigi di Maio ha inviato una lettera al quotidiano La Repubblica con la quale apre a possibili alleanze di governo, senza fare nomi: “Il governo sarà con chi, insieme a noi, è pronto a fare la stessa cosa“.

Di Maio, prima delle elezioni aveva inviato un suo elenco di ministri al Capo dello Stato, secondo una procedura assolutamente irrituale, poiché la lista dei ministri viene consegnata al Presidente della Repubblica solo durante le consultazioni di governo, quando c’è già l’accordo per formare una maggioranza, o la maggioranza c’è già perché uscita dalle urne. Con la lettera a Repubblica Di Maio chiede agli altri partiti, su tutti il Pd, si accettare la propria proposta, e forse in blocco anche la lista dei ministri, di formare il nuovo governo.

Nel Pd c’è chi ha aperto alla possibilità di un’alleanza con i Cinque Stelle, ma una larga parte del partito non ha alcuna intenzione di allearsi con chi ha una visione e un programma diverso dal proprio. Un’altra ipotesi, ma sembra poco praticabile, è quella dell’alleanza Cinque Stelle e Lega, oppure Cinque Stelle e centrodestra. Solo con questi apparentamenti e con ci sono i numeri per governare.

Ricordiamo la ripartizione dei seggi in Parlamento:

Camera dei Deputati:

  • Centrodestra: 263 seggi
  • Centrosinistra: 117 seggi
  • M5S: 222 seggi (primo gruppo parlamentare alla Camera)
  • PD: 91 seggi
  • Lega: 73 seggi
  • Forza Italia: 59 seggi
  • Fratelli d’Italia: 19 seggi
  • Liberi e Uguali: 14 seggi
  • Svp: 2 seggi

Per avere la maggioranza alla Camera servono 316 seggi.

Senato della Repubblica:

  • Centrodestra: 137 seggi (tra collegi proporzionali e uninominali)
  • Centrosinistra: 59 seggi
  • M5S: 112 seggi (primo gruppo parlamentare anche al Senato)
  • PD: 45 seggi
  • Lega: 37 seggi
  • Forza Italia: 33 seggi
  • Noi con l’Italia-Udc: 7 seggi
  • Liberi e Uguali: 4 seggi

Per avere la maggioranza al Senato servono 158 seggi.

Nel frattempo, tra l’8 e il 9 marzo si sono registrati i nuovi eletti in Parlamento, mentre la prima seduta delle nuove Camere è in programma per venerdì 23 marzo. Entro il 25 marzo si formeranno i nuovi gruppi parlamentari di Camera e Senato. Mentre il 27 marzo si terranno le elezioni dei nuovi presidenti di Camera e Senato.

Quindi, ai primi di aprile, dopo Pasqua che sarà domenica 1° aprile, si apriranno le consultazioni di governo al Quirinale.

Consultazioni di governo: come si svolgeranno

Riunite le Camere con i nuovi parlamentari ed eletti i nuovi presidenti di Camera e Senato, prenderanno il via le consultazioni di governo al Quirinale. Se la formazione di un nuovo governo non sarà affatto facile, anche l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento si preannuncia complicata. Per elegge presidenti di Camera e Senato occorre, infatti, un accordo tra le forze politiche. Accordo che sarà molto difficile trovare visto che non ci sono una maggioranza e un’opposizione chiare, ma una divisione in tre poli delle principali forze politiche del Parlamento che non si sa nemmeno se e come si formeranno alleanze di governo.

La consultazioni di governo si aprono con la visita al Quirinale dei presidenti di Camera e Senato. Poi tocca alle forze politiche elette in Parlamento: saliranno al Quirinale i capi dei gruppi parlamentari, prima i minori e poi i maggiori. C’è anche la possibilità che vengano sentite altre forze politiche. Obiettivo delle consultazioni è individuare la persona che potrà avere il sostegno di una maggioranza per la formazione del nuovo governo.

Tutto sarà nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che avrà un ruolo cruciale nella definizione e composizione delle eventuali maggioranze. Il Capo dello Stato potrà avere un ruolo propulsivo nella formazione del nuovo governo.

Per verificare la possibilità di formare un nuovo governo, il Presidente della Repubblica può conferire un “mandato esplorativo” al leader del partito vincente, in questo caso Luigi Di Maio. Non si tratta di un vero e proprio incarico di governo, ma del compito di verificare la formazione di una maggioranza, con alleanze o coalizioni di governo. Come accadde con Bersani nel 2013.

Se il candidato conclude il mandato esplorativo con successo e dimostra di avere una maggioranza a suo sostegno, il Presidente della Repubblica può dargli l’incarico di formare il nuovo governo.

Altrimenti si terrà un nuovo giro di consultazioni e nell’ipotesi più estrema, in cui non si dovessero trovare intese su una qualsiasi maggioranza, si tornerà a votare. Ipotesi quest’ultima che il Presidente Mattarella vorrebbe evitare.

Se invece una maggioranza verrà trovata, Mattarella nominerà il nuovo Presidente del Consiglio dei ministri e su proposta di questo i ministri (art. 92 della Costituzione). Il governo così formato dovrà poi ottenere la fiducia alle Camere.