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risultati elezioni politiche 2018
(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Risultati Elezioni Politiche 2018: cosa accadrà adesso? Le prossime tappe dopo il voto. I possibili scenari, le coalizioni e il futuro premier.

Le elezioni politiche 2018 hanno provocato in Italia un vero e proprio terremoto. A farne le spese, soprattutto la coalizione di centrosinistra, il Partito democratico in testa. In mattinata, è arrivata anche la notizia delle dimissioni di Renzi, poi smentite anche se la situazione non è ben definita. I dati live confermano che al momento è impossibile formare un governo di coalizione: il centrodestra si attesta infatti attorno al 37,5%, il Movimento 5 Stelle è al 32%, mentre risulta molto indietro il centrosinistra, fermo al 23%. Nessuno dunque ha raggiunto la fatidica soglia del 40% per ottenere il premio di maggioranza. Il dato dell’ingovernabilità è praticamente il titolo di tutti i principali siti e giornali esteri, che al voto nel nostro Paese dedicano oggi ampio spazio. Infatti, è fuor di dubbio che l’esito delle elezioni politiche avesse catalizzato, già alla vigilia del voto, l’attenzione da parte di tutto il mondo.

Risultati Elezioni Politiche 2018: cosa accadrà

Prima di addentrarci nei possibili scenari rispetto a ciò che accadrà da qui alle prossime settimane, cerchiamo di capire cosa prevede l’iter. Tra l’8 e il 9 marzo i nuovi eletti cominciano a registrarsi in Parlamento, poi il 23 marzo è prevista la prima seduta delle nuove Camere, nel corso della quale verranno eletti i presidenti dei due rami del Parlamento. Quindi, il 25 marzo è il termine ultimo per rendere noto il gruppo di appartenenza. La “palla” passa quindi al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che visti i numeri non avrà compito facile nelle consultazioni: potrà conferire un incarico esplorativo o pieno a un presidente del Consiglio. Questi, a quel punto, dovrà presentare la lista dei ministri al Colle, una volta sciolta la riserva. Quindi si presenterà ai due rami delle Camere per chiedere la fiducia. Ma la domanda d’obbligo è questa: numeri alla mano, è possibile la formazione di un governo?

Gli scenari e le coalizioni dopo il voto alle Elezioni Politiche 2018

Cerchiamo di capirlo, facendo delle ipotesi, anche in virtù delle dichiarazioni finora fatte dai leader dei partiti. Per ottenere la fiducia, bisogna avere una maggioranza di 316 seggi alla Camera e di 158 seggi al Senato. I numeri dicono che le due principali coalizioni in campo hanno rispettivamente 235 seggi il Movimento 5 Stelle e 252 seggi il centrodestra alla Camera, mentre al Senato hanno 114 e 134 seggi. Mentre sicuramente è da escludere un governo di larghe intese, i pentastellati, prima formazione politica, devono cercare difficili alleanze sia a sinistra che a destra. Governare con Liberi e Uguali, visto il risultato deludente della formazione guidata da Pietro Grasso è impossibile, mentre ci sarebbero i numeri per un governo “di responsabilità” col Pd, che però dovrebbe fare i conti con Renzi e i suoi fedelissimi. Il segretario in carica è stato infatti chiaro: “Non avranno i nostri voti” ed è difficile che torni sui suoi passi. Sul versante opposto, è possibile un governo “nero-verde” insieme a Lega Nord e Fratelli d’Italia: i numeri ci sarebbero, ma scontenterebbero una larga fascia di elettorato pentastellato, rappresentato dai delusi dal centrosinistra. Sul fronte del centrodestra, già ieri sera Renato Brunetta affermava con una certa sicurezza che la coalizione “avrà probabilmente 280 seggi alla Camera, saremo l’area vincente, quindi arriveranno altri: penso ancora che sia possibile formare una maggioranza, con i responsabili, chiamiamoli così”. Poi ha aggiunto che il centrodestra avrebbe superato “di cento seggi il M5S, perché al Nord abbiamo fatto cappotto”. I dati che arrivano dai collegi uninominali – che sono 115 al Senato e 231 alla Camera – lo smentiscono. Al Senato, al momento, ne sono stati assegnati più di cento e il centrodestra ne ha appena una decina in più. La situazione è simile alla Camera. Quindi è difficilmente pensabile lo scenario descritto ieri sera dall’ex ministro: all’appello mancano una settantina di seggi, praticamente l’intero Partito Democratico dovrebbe decidere di appoggiare un governo di centrodestra, dove Matteo Salvini è in pole position.

Risultati Elezioni politiche 2018: chi sarà il prossimo premier?

L’ultima domanda a cui rispondere dunque riguarda chi sarà il prossimo premier. In conferenza stampa, stamattina, Matteo Salvini ha espresso in maniera chiara il suo punto di vista, spiegando che cercherà di fare il presidente del Consiglio di una coalizione di centrodestra: “No a coalizioni strane, no a governi di scopo o minestroni”, ha chiarito il leader del Carroccio. Insomma, è difficile che Salvini ottenga la maggioranza nei due rami del Parlamento, se dovesse rimanere della propria posizione. Diverso l’approccio del Movimento 5 Stelle: ieri sera il primo a parlare è stato Alessandro Di Battista. “Se i dati saranno confermati, si tratterà di un trionfo del M5S, di una vera e propria apoteosi, che dimostra la bontà del nostro lavoro e dimostra che tutti quanti dovranno venire a parlare con noi, e questa sarà la prima volta”, le parole del deputato, che aveva scelto di non ricandidarsi. Stamattina, anche Luigi Di Maio ha spiegato che per il Movimento 5 Stelle ogni strada resta aperta: “Questo risultato ci proietta direttamente al governo del Paese. Ci prendiamo la responsabilità, grande, di dare un governo all’Italia”. In qualche modo, però, il candidato premier dei 5 Stelle prende le distanze dalla Lega Nord: “Siamo la forza politica che rappresenta l’Intera nazione dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Non posso dire la stessa cosa di altri, che sono forze regionali”. Infine, un gesto di responsabilità anche nei confronti di Sergio Mattarella: “Sono fiducioso che il presidente della Repubblica saprà guidare questo momento con autorevolezza e responsabilità”. Tutti segnali di apertura al Pd? Forse, anche se dall’altra parte le porte sembrano chiuse. “Se fosse il risultato finale, sarebbe negativo. Passeremmo all’opposizione. Nessun governo con i 5 stelle, se hanno i numeri governino”, ha detto Ettore Rosato, che però è vicino all’area renziana del partito. Va infatti sottolineato che nel Pd – già in campagna elettorale – sull’ipotesi di un governo Di Maio si era espresso Michele Emiliano, lasciando aperto uno spiraglio: “Se il presidente Mattarella dovesse dare l’incarico a Di Maio, io farò ogni sforzo perché il Pd sostenga il M5s nella formazione del governo”.

 

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A cura di Gabriele Mastroleo