Un viaggio d’inverno nell’estremo Levante ligure svela Porto Venere e le Cinque Terre nella loro forma più vera. Luce obliqua, strade vuote, scogliere che parlano piano. È la stagione che restituisce tempo e ascolto.
La prima immagine arriva prima del caffè. La chiesa di San Pietro a picco, le onde che battono la Grotta di Byron, il vento che pulisce l’aria. In basso, i gozzi riposano. Qualcuno rammenda reti, senza fretta. A Porto Venere l’inverno non mette in scena, mostra.

La costa tiene il ritmo. Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso appaiono come quinte. Colori sbiaditi dalla salsedine, che a febbraio diventano più veri. Il Golfo dei Poeti fa da cassa armonica. Qui la poesia non è un’etichetta. È vento che spinge le nubi oltre le isole Palmaria, Tino e Tinetto, parte del sito UNESCO dal 1997.
La luce breve invita a un passo diverso. I treni regionali tra La Spezia e Levanto corrono tutto l’anno, con frequenze ridotte in inverno, spesso ogni 30–60 minuti. I traghetti turistici invece sono quasi sempre sospesi fino alla primavera, meteo permettendo. Alcune barche locali operano a chiamata, ma il servizio non è garantito: è bene verificare sul posto.
La sorpresa vera arriva a metà viaggio. L’inverno è la stagione migliore per ascoltare questi luoghi. Le folle spariscono. Restano i residenti, meno di 5.000 tra i cinque borghi. Le botteghe aprono a orari realistici. Il mare detta l’agenda. Cammini e impari i nomi dei muri a secco, delle terrazze, dei filari di uva Bosco e Vermentino che danno il Sciacchetrà. Ti accorgi che la bellezza qui è lavoro quotidiano.
La quiete non è vuoto. È misura. Il Sentiero Azzurro può avere tratti chiusi per frane o maltempo; i cartelli sono chiari ma cambiano senza preavviso. La Via dell’Amore è aperta solo in parte e con accessi contingentati; servono aggiornamenti ufficiali. In assenza di dati certi, non conviene improvvisare: meglio controllare orari e biglietti delle card sentieri, che variano per stagione.
L’inverno sul mare ligure
Temperature miti, spesso tra 6 e 12 °C a gennaio nella zona di La Spezia. Mare sui 13–15 °C. Il libeccio può alzare mareggiate spettacolari e chiudere i moli. Pochi tavoli, cibo più attento. Acciughe di Monterosso in carpione, muscoli ripieni alla spezzina, farinata calda, pesto che profuma di mortaio. Il vino bianco locale asciuga il sale.
Dettagli pratici, senza fretta. Treno come base. Scendi dove l’aria ti chiama e risali quando tramonta. Le stazioni sono centrali e i percorsi dal binario al borgo sono brevi. Sentieri secondari interni spesso restano accessibili e regalano viste pulite. Scarpe solide, bastoncini se piove, app per tracce offline. Prenota poco. Molte strutture aprono, alcune chiudono. L’offerta è più piccola ma più dialogante. È facile trovare posto nei ristoranti, specie a pranzo.
Io, l’ultima volta, ho aspettato che la pioggia smettesse a Manarola. Il barista ha asciugato due sedie fuori, “tanto qui il sole torna a strappi”. E così è stato: un raggio ha acceso i muri e il binario ha fatto da specchio. Ho pensato che l’inverno non toglie, mette a fuoco. Tu cosa cerchi quando il mare parla piano?





