Uteri meccanici ed embrioni sintetici, la nuova inquietante frontiera della scienza

Tra embrioni sintetici e uteri meccanici per topolini, la ricerca va avanti ma sembra avvicinarsi sempre più alla fantascienza

topi uteri meccanici

La ricerca scientifica non si ferma mai: lo dimostrano gli studi portati avanti da un gruppo di ricercatori del Weizmann Institute of Science di Israele. Questo team di esperti, infatti, è riuscito in un’impresa che sembra uscita da un libro di fantascienza. Essi infatti stavano studiando l’andamento e le varie fasi di una gravidanza e, perciò, hanno voluto provare a fare crescere degli embrioni in provetta. Visto che il loro esperimento con un “utero meccanico” è andato a buon fine, gli studiosi hanno deciso di pubblicare la loro ricerca sulla rivista accademica Nature. Questa è una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, nata nel 1869.  All’interno dello stesso numero della rivista si trova un’altra pubblicazione, che tratta un argomento altrettanto peculiare: un “embrione sintetico“. ma cosa vorranno mai dire questi due termini? E cosa implicano queste scoperte per la scienza?

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La vita in provetta è possibile?

Che cosa ha spinto due gruppi di ricercatori a studiare le possibilità di una vita in provetta? Sicuramente non stiamo parlando del sogno di qualche regista di film fantascientifici: niente cloni o esseri umani fatti in laboratorio. Almeno per il momento, l’intenzione è quella di studiare le cause dell’infertilità, così da cercare di affinare i sistemi utilizzati per la procreazione assistita. Oltre a questo scopo principe, altri motivi possono essere ricercati nello studio di determinate malattie congenite, nell’analisi di come certi virus possono influenzare gli embrioni, o nell’analisi stessa della vita. D’altronde, sebbene la scienza continui ad andare avanti, c’è ancora molto da imparare.

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Novità scientifiche tra embrioni sintetici e uteri meccanici

Uno dei due studi pubblicati su Nature parla della creazione di embrioni sintetici, ma il termine non è preciso. In realtà sono dei blastociti, cellule embrionali non ancora differenziate nella prima fase della formazione di un embrione nei mammiferi. Queste cellule sono state create partendo da cellule staminali umane prese dalla pelle, che gli scienziati hanno assemblato. Quindi il termine giusto sarebbe “blastoide” o “pseudo-embrione”. Anche in questo caso sono già sorte critiche e preoccupazioni: una domanda assai frequente è se questi blastoidi possano essere considerati alla stregua di blastociti umani, come potranno essere utilizzati, cresceranno in uteri meccanici? Queste sono tutte domande a cui la ricerca deve trovare una risposta. Degli uteri artificiali si sono occupati i ricercatori del  Weizmann Institute of Science in Israele, che hanno studiato dei topi. Gli studiosi hanno prelevato degli embrioni dall’utero di un topo femmina per impiantarli in un utero artificiale. Queste è una provetta collegata ad un sistema che alimentava l’embrione e gli dava anche ossigeno. Così facendo sono arrivati ad avere due feti, con i propri organi vitali.

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Embrioni topi provetta